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LE FOIBE, L’ISTRIA E IL FUTURO
By Roberto Olla | Febbraio 12, 2012
Quando si sono incontrati, due anni fa, i Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia, hanno ammesso di provare vergogna per i crimini commessi dai rispettivi paesi, dall’invasione fascista della Jugoslavia ai massacri delle foibe nel regime di Tito. Vergogna. Ma secondo un sondaggio più del 50% degli italiani non sa niente delle foibe e dell’esodo. Ignoranze ideologiche di destra e di sinistra impastate dal cinismo della politica hanno causato questo risultato in oltre mezzo secolo di silenzio. Se si vuol vedere invece il bicchiere mezzo pieno, quasi la meta’ degli italiani, soprattutto giovani, dichiara di aver acquisito questa memoria storica, risultato dell’istituzione del Giorno del Ricordo, il 10 febbraio di ogni anno. Oggi, liberi dalle frontiere tra Italia, Slovenia e Croazia, i giovani istriani guardano al futuro coscienti di essere cittadini di una grande regione europea. Se non vogliamo che la storia ridotta a macerie crolli addosso a questo sogno distruggendolo, serve una salda coscienza di ciò che e’ stato. Ma i viaggi scolastici a Trieste, in Istria, a Fiume, spesso si risolvono in un pasticcio di informazioni. La Risiera di San Sabba, il Sacrario di Redipuglia, la Foiba di Basovizza (per altro “invisibile”) si sovrappongono rimandando gli studenti a casa più confusi di prima. Eppure per evitare questo rischio bastano una data e un uomo. La data e’ l’8 settembre 1943, quando la resa incondizionata causa lo sbandamento e la dissoluzione dello Stato e dei suoi apparati. Nessuno difende più i deboli dalle violenze. Comincia la prima fase delle foibe. La notte la gente scompare in quei buchi neri, chi era stato fascista e chi non lo era stato. L’uomo e’ Giovanni Palatucci, un caso unico, Santo per i cattolici, Giusto per gli ebrei.
Quando uno Stato scompare, ed e’ la lezione che si impara dalle vicende dei confini orientali, scompare anche l’etica, la morale, scompaiono i principi elementari della convivenza. Ricordandosi di essere comunque un servitore di quei principi, anche quando chi governava l’Italia gli ordinava di lasciarli cadere, Palatucci ha salvato migliaia di ebrei dalla deportazione. Ha resistito finche’ ha potuto in una Fiume invasa dai nazisti e gia’ minacciata dai comunisti di Tito. Ha sacrificato i suoi affetti e infine ha perso la vita, lui stesso deportato a Dachau. Un uomo così si sarebbe opposto anche alla seconda fase delle foibe, quando arrivarono i titini e non fu una liberazione, come nelle altre città italiane, fu un’occupazione che scateno’ il terrore. Di nuovo infoibamenti, di nuovo massacri indiscriminati, fino all’esodo di massa. Fortunato il paese che non ha bisogno di eroi. Pero’ ad un’Europa che cerca ancora se stessa aldila’ dell’invenzione dell’euro, alcuni eroi possono tornare utili. Uomini come Witold Pilecki, il polacco che si fece catturare volontariamente per essere internato ad Auschwitz e raccontare l’orrore al mondo libero.
Sopravvisse, fuggi’ dalla fabbrica della morte, ritorno’ per un’altra missione nella Polonia occupata e fu ucciso dai comunisti di Stalin. Uomini come Angelo Adam, ebreo deportato a Dachau, sopravvisse, ritorno’ nella sua Fiume, riprese a far politica da nazionalista italiano qual era e fini’ infoibato dai comunisti di Tito. Uomini come Giovanni Palatucci.
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