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Il reality show di Adolf Hitler

By Roberto Olla | Ottobre 22, 2008

I nazisti ci avevano già pensato: avevano intuito subito alcune potenzialità della televisione che solo mezzo secolo più tardi sono state “scoperte” dai responsabili dei palinsesti. Hitler voleva una diffusione di massa del nuovo mezzo televisivo con una specie di antenato degli attuali reality show al centro della programmazione. Goebbels era un genio del male, certo, ma pur sempre un genio e, dopo la fase sperimentale della tv del Terzo Reich in occasione delle Olimpiadi di Berlino,  aveva già immaginato il futuro del nuovo mezzo. Il giornalista Chris Irvine sul quotidiano britannico “Telegraph” scrive così: “Plans for the system were first found when Soviet soldiers entered Berlin but have recently been reexamined by researchers for a new Russian documentary.”  Secondo i documenti custoditi negli archivi russi ed ora riesaminati per la produzione di questo nuovo documentario, la tv nazista prevedeva un programma intitolato “Pomeriggio con Hans e Gelli”, cioè con una “pura ed ariana” famiglia tedesca che le telecamere avrebbero seguito nella vita quotidiana e che sarebbe stata utilizzata come esempio per educare e indirizzare la vita di tutte le famiglie suddite del Reich. News, sport e programmi educativi (ovviamente col razzismo di stato al centro) avrebbero finito di riempire le varie caselle orarie del palinsesto. In mezzo, tanto per sottolineare bene la necessità di ordine e disciplina, anche la trasmissione di qualche esecuzione capitale di nemici del Terzo Reich (così che tutti fossero edotti sulla loro fine). Goebbels aveva pensato pure al notevole costo dei primi apparecchi televisivi. Le famiglie non potevano permetterselo, ma lui avrebbe organizzato delle sale di visione collettiva della televisione, specialmente vicino alle lavanderie in maniera da acchiappare le massaie nel bel mezzo della loro giornata. Roba da far impallidire i teorici dei massmedia e i ”creativi” inventori di “format” che hanno elucubrato sul mezzo nei decenni successivi. Un ingegnere di provata fede nazista, Walter Burch, era stato incaricato di scrivere il progetto (poi ritrovato dalle truppe russe a Berlino) intitolato “Piano per fornire al popolo i televisori”. Del resto, basta andare a leggersi le pagine sulla vita privata di Hitler del nuovo libro di Anna Maria Sigmund (“Dittatore, demone e demagogo”, ed. Corbaccio) o anche le immagini girate da Eva Braun al Nido dell’Aquila, a Berchtesgaden, da cui sono tratti i fotogrammi di questo post  (“Il Matrimonio di Frau Hitler”, Speciale Tg1), per capire meglio. Quell’ambiente vacuo e vuoto, quella corte meschina e futile radunata attorno al Fuhrer, con Eva, le sue sorelle e soprattutto la sua onnipresente madre Franziska, erano proprio il pubblico che Hitler avrebbe voluto davanti alla sua tv ogni giorno. Gli altri, in tempi rapidi, sarebbero stati ridotti in quello stato mentale grazie ad una adeguata programmazione. I più riottosi, infine, spediti da qualche parte nel sistema dei campi, a sperimentare come ”arbeit macht frei”.

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