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Ottobre 1943: deportate tutti i carabinieri !
By Roberto Olla | Ottobre 10, 2008
“C’è una domanda che mi sono sempre posto. Io avevo 15 anni nell’ottobre del 1943 e mi ricordo che si diceva a Roma, circolava voce che i carabinieri fossero stati disarmati e deportati.
Però nessuno sapeva niente di preciso. Poi si è saputo che erano stati deportati….però non se ne è mai parlato, non si onora la loro memoria, non si ascoltano le loro testimonianze….e io mi chiedo perchè.” Il Ghetto si scalda alla luce di una splendida giornata di sole, degna delle migliori ottobrate romane, mentre Piero Terracina parla davanti alla telecamera.
Pausa. Già, perchè? Si sa, ma non se ne parla. Piero ha insistito per far arrivare in televisione il suo appello ed ha ragione. Non è certo un evento storico secondario. Ma la sua domanda resta sospesa mentre col collega telecineoperatore Stefano Leonardi scegliamo i punti per le prossime interviste.
Cominciamo con un breve riassunto. I nazisti hanno già deciso la deportazione degli ebrei di Roma. Ma come attuarla? La tattica è nelle mani di Kappler. Roma si dimostra da subito città difficile. Il Ghetto è abbastanza vicino al Vaticano, si appoggia ad un lungotevere piuttosto animato, confina con piazza Argentina, in pochi minuti si arriva al Campidoglio. Quanti uomini servono per la deportazione? Troppi, e i tedeschi non possono certo richiamare militari dal fronte. Poi ci sono i carabinieri, ben ottomila. Hanno giurato fedeltà al re e anche se il re è fuggito non vengono meno al loro giuramento che è non verso l’uomo ma verso il capo dello stato. Non vogliono schierarsi col nuovo regime repubblicano ma “solo” svolgere funzioni di polizia. E poi: non sono stati loro ad arrestare Mussolini? Non è stato necessario ingannarli per poter liberare il duce? Inoltre hanno combattuto contro i tedeschi nella prima disperata resistenza per salvare Roma dall’occupazione, hanno combattuto contro i tedeschi a Napoli, assieme alla popolazione. Effettuare la razzia nel Ghetto con ottomila “infidi” carabinieri, che potrebbero anche reagire, sarebbe un azzardo. Kappler chiede e ottiene che siano disarmati e trasferiti.
Graziani emette il suo ordine il 6 ottobre. Si dice che tutti gli ottomila carabinieri di Roma debbano andare a prestare servizio…..a Zara! “Grazie a notizie fatte trapelare nella notte il piano di disarmo non ebbe il successo che speravano i tedeschi. -dice il colonnello Giancarlo Barbonetti,
capo dell’Ufficio Storico dell’Arma dei Carabinieri- La maggior parte dei carabinieri fu catturata nelle grandi caserme della capitale, ma nelle situazioni locali molti si diedero alla macchia.” I dati sono ancora oggi, a 65 anni di stanza, incredibilmente incerti, segno di quanto poco questa deportazione sia stata studiata. Da segnalare subito il nuovo dettagliato libro di Anna Maria Casavola intitolato appunto: “7 ottobre 1943. La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti”. Quel 7 ottobre, secondo i documenti degli archivi tedeschi, circa 2.500 carabinieri vengono intrappolati nelle caserme romane. Ricevono l’ordine di consegnare le armi. I tedeschi, tenendoli sempre sotto il tiro dei loro mitra, li caricano prima su dei camion e poi su dei vagoni-bestiame. Destinazione: i campi di concentramento in Germania e in Polonia. Ma gli altri scappano, circa 6.000 carabinieri si danno alla macchia. “Da quel momento -dice il colonnello Barbonetti- tecnicamente erano dei latitanti.
Molti avevano portato via le loro armi. Erano esperti ed addestrati. Erano benvoluti dalla popolazione. Dopo un primo momento di sbandamento, cominciarono ad organizzarsi ed entrarono nelle formazioni della resistenza dando un notevole contributo anche agli alleati con attività di sabotaggio e di informazione sugli obiettivi militari da colpire.” Il generale Filippo Caruso diventa l’ideatore e l’organizzatore del Fronte Militare Clandestino dei Carabinieri (medaglia d’oro della resistenza). Intanto, quelli catturati compiono il loro viaggio prigionieri della macchina industriale di deportazione ideata dal Terzo Reich. “Un vagone bestiame: 6 cavalli o 40 uomini. Noi ci misero in 40 dentro ogni vagone e poi lo piombarono.” dice Abramo Rossi,
uno dei deportati, carabiniere in congedo col titolo onorifico di sottotenente. Si guarda attorno. Alle sue spalle i turisti sciamano nel Portico d’Ottavia abbagliati da quella che credono sia una imprevista giornata d’estate. Abramo Rossi è preoccupato per la telecamera. Ha paura di non essere abbastanza tranquillo, di non fare una bella figura. Chiede se ai giovani importerà ancora qualcosa di questa storia. In realtà, lui parla bene ed è tranquillo. Per quel che riguarda i giovani….beh, proviamo intanto a raccontargliela. “Per fare i bisogni corporali ci hanno fatto scendere a Bologna.
Oggi c’è una lapide che ricorda il nostro passaggio. Ci hanno preso con l’inganno. E’ stato un tranello. Anche i nostri ufficiali sono stati ingannati”. I carabinieri deportati hanno un destino parallelo a quello dei seicentomila militari italiani finiti nei lager nazisti. Le Ss insistono nel proporre loro un patto: liberi subito, ritorno in Italia dalla loro famiglie se firmano per arruolarsi nelle forze della Repubblica Sociale Italiana. “O anche direttamente in quelle del Terzo Reich -dice Abramo Rossi- E mentre attendevano la nostra risposta, per umiliarci e piegare la nostra volontà ci costringevano a stare distesi per terra, con tutto il corpo, e con la faccia rivolta verso terra. Così per tanto tempo, ore ed ore. Ma noi abbiamo detto: no. Noi abbiamo giurato fedeltà al re, anche se è scappato. E poi i tedeschi stanno occupando l’Italia.” Anche i carabinieri deportati entrano a far parte di quella resistenza silenziosa dei militari italiani che, per fortuna, è ora più conosciuta anche dal largo pubblico. “La vita nel campo era durissima. Ci sono stati molti morti. Si lavorava 12 ore al giorno e ci volevano due ore di marcia per raggiungere il punto in cui dovevamo lavorare. Nella baracca ci davano 3 etti di pane al giorno per 3 persone. Dovevamo dividerlo ed eravamo molto ligi: quello che tagliava doveva stare molto attento a fare le fette uguali, perchè a lui spettava l’ultima.” Molti morirono per la fame, le malattie e la fatica, ma anche perchè assassinati a sangue freddo dai carcerieri nazisti.
Molte le vittime anche tra i carabinieri entrati nella resistenza, basti ricordare i 12 che stanno fra i martiri delle Fosse Ardeatine. “Ricordiamo il caso del vicebrigadiere
Angelo Joppi-dice il colonnello Barbonetti- che fu catturato, portato a via Tasso e torturato per ben 28 volte nel corso di due mesi. Non morì semplicemente perchè i suoi aguzzini scapparono all’arrivo degli americani a Roma”. Una foto mostra le condizioni del carabiniere-resistente
Angelo Joppi al momento della liberazione. Sono passati 65 anni ed ha ragione Piero Terracina: ma perchè non ne abbiamo mai parlato. Ora la storia della deportazione dal Ghetto del 16 ottobre appare più completa. Prima vengono “eliminati” tutti i carabinieri da Roma, poi si possono colpire gli ebrei. La prima deportazione, quella 7 ottobre, è la premessa tattica dei nazisti per la seconda deportazione del 16. “Si, ma perchè, perchè non ne abbiamo parlato per 65 anni? -insiste Piero Terracina- Io vorrei avere una risposta. Perchè?”.
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Ottobre 11th, 2008 alle 18:15
Anche io vorrei tanto sapere perché. Ci sono troppi fatti di cui non si è mai parlato in questi 65 anni. E’ come se fossimo bloccati da un muro che ci impedisce di guardare la verità. Io credo sia il muro delle ideologie e degli schieramenti. Dobbiamo guardare ai fatti, come in questo post.
Vorrei qui ringraziare il Colonnello Giancarlo Barbonetti per la premurosa disponibilità che ha avuto, quando qualche mese fa gli chiesi dati su alcuni reparti di carabinieri nella Campagna di Russia. E’ grazie alle persone come lui che si può arrivare alla verità.
Ottobre 12th, 2008 alle 09:20
Mi associo anche io al pubblico ringraziamento al Colonnello Barbonetti e al Comando Generale dell’Arma che hanno messo a disposizione i documenti e le foto dell’Ufficio Storico ed hanno favorito il contatto con gli ex deportati. Quest’anno la manifestazione col corteo che attraversa Trastevere in ricordo della deportazione degli ebrei del 16 ottobre 1943 si arricchisce di nuovi contenuti.
Ottobre 12th, 2008 alle 13:03
Questo episodio fa parte di quegli episodi della seconda guerra mondiale che VOLUTAMENTE sono stati nascosti… mi chiedo solo a che pro? Purtroppo credo di saperlo, e mi sento di dare ragione a Silvia: “il muro delle ideologie e degli schieramenti. “
Ottobre 12th, 2008 alle 23:05
mi sembra che una relazione di causa-effetto tra l’allontanamento dei cc, a quel punto non considerati affidabili dalla repubblichetta, ed il rastrellamento-deportazione della comunità ebraica romana emerga con chiarezza e soprattutto l’emergere di questo fatto sposti anche l’ottica da cui analizzare i fatti:
oltre ad essere un indice di quanta premeditazione e cura ci fosse in ogni azione nazifascista, intanto riduce la valenza di alcuni discorsi che si sono sentiti riguardo la scarsa volontà di fondo di rastrellare e deportare sul serio gli ebrei romani, in secondo luogo secondo me cambia il giudizio con cui si attribuiscono le responsabilità: in sostanza, con un soggetto di quel peso che viene allontanato e punito con il disarmo e soprattutto con la deportazione, sui responsabili oggettivi ricade, in parte ancora più rilevante, un potere decisionale di cui rendere conto: meno sono i soggetti che agiscono più grave è la loro colpa soggettiva.
senza dimenticare chi ha fiancheggiato o taciuto
forse oggi questi discorsi servono a poco, forse no, in tempi in cui si tende a spandere nebbia a piene mani, questi raggi di luce che forniscono nuove tessere al terribile mosaico che spesso la nostra mente rifiuta di cogliere in tutto il suo orrore, aprono scenari meno scontati e incoraggiano a nuove ricerche, o come nel caso di Piero a percorsi nella memoria che immagino difficili e dolorosi.
dunque non tutto ancora è stato raccontato, non tutto è emerso, ognuno si guardi intorno, e chi può si guardi dentro
Ottobre 13th, 2008 alle 06:38
Anch’io credo che la deportazione dei carabinieri di Roma non sia un semplice dato in più o un tassello mancante. Non si tratta solo di dire: ecco, hanno deportato altre 2000 persone e inoltre erano carabinieri. La “riscoperta” (dico così perchè alcune informazioni le avevamo già) di questa deportazione getta nuova luce sul fatto che i nazisti combattevano due guerre contemporaneamente. Una sui vari fronti, contro gli alleati e i russi. Un’altra all’interno di quella che loro chiamavano “Fortezza Europa” per “purificarla” eliminando tutte le cosiddette “razze inferiori” a partire dagli ebrei, passando per i rom e i sinti. Per condurre questa guerra non esitarono ad impiegare mezzi che sottraevano alle necessità della guerra sui fronti, come i treni della deportazione che attraversavano tutta l’Europa senza mai incontrare un ostacolo.
Ottobre 13th, 2008 alle 08:53
a me fa riflettere su un punto….i militari hanno scelto, all’epoca scelsero da quale parte stare, pagandone un prezzo altissimo.
E con queste premesse come può un ministro della difesa e un sindaco della capitale giustificare i “ragazzi di salò” dicendo che erano in buona fede?!
Ottobre 13th, 2008 alle 08:57
Voglio comunque sottolineare le parole di netta condanna delle leggi razziali pronunciate proprio ieri sera dal sindaco Alemanno e la posizione, pure netta, di condanna dei cori fascisti alla partita della nazionale presa dal ministro LaRussa.
Ottobre 13th, 2008 alle 09:18
Sara, parlando con qualche partigiano, ho capito che qualcuno non sapeva davvero da che parte stare. Molti non sapevano leggere, altri non si rendevano conto. Era comunque difficile informarsi all’epoca. Però poi, qualcuno che inizialmente scelse la rsi, successivamente divenne partigiano. Altri in prigionia firmarono per tornare in Italia ma appena possibile andarono con i partigiani. e’ ovvio che però questo discorso di buona fede (iniziale o successiva) non va esteso a tutti…. si tende sempre a generalizzare, ahimé.
Ottobre 13th, 2008 alle 09:47
speriamo che queste affermazioni di Alemanno e La Russa si traducano in fatti, ad esempio che vengano esclusi da ogni maggioranza governativa a tutti i livelli i partiti neofascisti o i personaggi dichiaratamente fascisti, ma anche i partiti palesemente razzisti e fomentatori di violenza tuttora presenti.
riguardo i treni purtroppo anche molti militi repubblichini hanno collaborato alla sorveglianza, pur sapendo bene dove approdassero perchè li accompagnavano fino a destinazione.
la Germania, poi , poteva contare sulle ingentissime razzie compiute e sui moltissimi lavoratori schiavi rastrellati tra i resistenti, gli operai ma anche i civili dei paesi occupati, uomini e donne, schiavi ridotti a “pezzi da lavoro” per sostituire nelle fabbriche di armi gli uomini impiegati al fronte.
Ottobre 13th, 2008 alle 15:37
ma l’assurdità è che per anni ci hanno detto che la storia la scrivono i vincitori e dei vinti ci si dimentica
qua mi pare che sia successo l’esatto contrario
Ottobre 13th, 2008 alle 16:31
Sara, guardiamo ai fatti, per quello che sono e così come sono. Iniziamo noi con la correttezza, iniziamo noi a non schierarci. E’ questa l’unica forza possibile per trovare la verità. Siamo ancora in tempo
Novembre 9th, 2008 alle 19:53
1) – Mio padre è stato un Carabiniere che, preso prigioniero in Albania, fu deportato in campo di prigionia (o di lavoro) a Linz. Ora mio padre non c’è più, ma mi piacerebbe avere notizie sul quel campo. E’ possibile?
2)- Ne avevo già sentito parlare, ma dei Carabinieri nella “resistenza” è la prima volta che lo leggo. Non se ne è mai parlato perchè della “resistenza” è bene che i Carabinieri ne restino fuori? Solo i “comunisti” hanno fatto la “resistenza”?
Novembre 9th, 2008 alle 22:57
Metteremo in lavorazione un servizio sul campo di Linz, al più presto. Si è parlato troppo poco dei carabinieri nella resistenza. Il solo fatto che nella resistenza romana arrivino di colpo in una notte oltre 6000 carabinieri, addestrati, esperti nell’uso delle armi, deve farci riflettere. La resistenza romana è passata alla storia come una che ha dato del filo da torcere veramente ai tedeschi (come loro stessi hanno ammesso nel processo di Norimberga). Allora qual’è stato veramente l’apporto di tutti questi carabinieri? Anche su questo argomento torneremo al più presto, con nuove testimonianze.
Dicembre 5th, 2008 alle 19:53
Mio padre era un carabiniere, come lo erano i miei nonni, e come lo sono stati e lo siamo vari appartenenti alla famiglia . Ora che mio padre non c’è più leggendo il vostro articolo mi ricordo quando raccontava di essere stato preso dai tedeschi ed accusato di appartenere alla banda causo e aver tentato di sottrarre armi al forte tiburtino…raccontava vedendo il film roma città aperta di essersi seduto sulla sedia delle esecuzioni come nel film ma che poi ispiegabilmente la sua esecuzione fu rinviata e riportato a regina coeli, mi spiace non aver visto la puntata mi sarebbe piaciuta. Spero di trovarla su internet un cordiale saluto e buon lavoro. Viva i CARABINIERI DI SEMPRE
Dicembre 6th, 2008 alle 11:50
La storia che ci racconta Roberto è molto interessante. Dato che stiamo lavorando ad una nuova puntata del Tg1Storia sui carabinieri, mi piacerebbe poterla inserire nella Rubrica. Un carabiniere che si è salvato in extremis dall’esecuzione e ha lasciato questa memoria nella sua famiglia rappresenta un tassello importante del quadro in cui è avvenuta la deportazione e del coraggioso comportamento dei militari dell’Arma. Propongo a Roberto di contattarci scrivendo a tg1storia@rai.it (proposta che vale per tutti quelli che hanno notizie e informazioni utili a costruire la nuova puntata).
Dicembre 17th, 2008 alle 12:30
Un articolo molto interessante. Scusate, ma mi sembra venuto il momento che in Italia si sia chiari su alcuni punti fondamentali. La percezione che la Resistenza l’ abbiano fatta solo i comunisti viene dall’ ambiguita’ della destra italiana che è semre stata, in larga parte, fascista. Sono felice che Fini si distanzi nettamente da quel passato. E’ tempo che l’ Italia diventi un paese normale e che non dimentichi mai l’ eroismo di tutti gli italiani che si opposero agli orrori nazifascisti. Ed è bene, anche, che si guardi a quel passato con oggettività. Nota a margine: non aiuta nessuno, ad esempio, che il Primo Ministro non vada alle celebrazioni del 25 Aprile.
Grazie a tutti.
Febbraio 17th, 2009 alle 13:16
Mio padre, Maresciallo Maggiore dei Carabinieri, fu deportato in Germania, a Moosburg, nello Stalag VII A, dal 7 ottobre 1943 al maggio del 45. Fu arrestato nella Caserma della Legione Allievi di Roma. Io non ero ancora nata, ma tutti i ricordi di quel suo terribile periodo mi furono raccontati dai miei genitori. A molti anni di distanza, quando sia mio padre che mia madre erano ormai scomparsi, sono riuscita a trovare ciò che resta dello Stalag. Sono andata e con molta emozione ho potuto vedere la ferrovia da cui i deportati venivano trasportati e le baracche. Alcune di esse sono state trasformate in abitazioni, altre lasciate così com’erano, con ancora i letti a castello nell’interno. Perchè non si parla MAI di questi fatti? Anche nel Museo dell’Arma dei Carabinieri non c’è traccia di questi tristi avvenimenti. PERCHE’????
Marzo 20th, 2009 alle 10:16
Questo bellissimo servizio televisivo mi ha riportato alla storia vissuta da ragazzo, noi ragazzi degli anni ‘30 che guardavamo con apprensione ma anche con rabbia a quanto accadeva ai nostri padri. E’ ancora vivo il ricordo del 7 ottobre 1943, quando mio padre, Amerino Nardi, mentre andava alla stazione carabinieri di via Flaminia dove faceva servizio sentendo parole concitate in tedesco riusciva a scappare dal sicuro arresto, trovare riparo in un tram di passaggio per tornare a casa, rivestire in panni borghesi per recarsi alla legione allievi di via Legnano e aiutare i suoi colleghi a scappare. Di lì per nove mesi iniziò una vita pericolosa fatta di fughe, azioni di solidarietà con sprezzo del pericolo, rifugio nelle vicine campagne presentandosi alle brigate partigiane del generale Caruso. Mio padre ne uscì, a differenza di tanti. Ma in quel tempo contrasse una malattia polmonare riconosciuta come causa di servizio che lo portò alla morte. Importante che il sacrificio di tanti carabinieri sia ricordato, ma bisognerebbe raccontare le storie delle singole persone per spiegare con verità alle nuove generazioni la tragicità di quei giorni. Una storia di cui non si è mai parlato in questi sessantacinque anni. Dobbiamo tutti ringraziare il colonnello Giancarlo Barbonetti.
Aprile 25th, 2009 alle 20:16
Nei giorni scorso ho chiesto al mio sindaco di ricordare questi Carabinieri nel suo discorso per la commemorazione della Liberazione. Lo ha fatto
Aprile 26th, 2009 alle 10:29
Ottimo intervento, Silvia. Se, per caso hai una fotografia dell’evento col sindaco, la potresti inviare al blog? Anche attraverso la mail tg1storia@rai.it
Aprile 26th, 2009 alle 16:14
Sul sito del Comune (Almese, provincia di Torino), c’è parte del suo intervento con una foto. Questo è il link: http://www.comune.almese.to.it/view.php?folder=0&subfolder=0&table=article&ID=766
Maggio 27th, 2009 alle 18:47
Nel libro “7 ottobre 1943″ appare un elenco con i nominativi di 12 carabinieri deceduti negli Stalag austriaci e tedeschi.
Quattro di questi sono stati inumati nel Cimitero Militare Italiano di Mauthausen (Austria) e altri due nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Monaco di Baviera. Si tratta di CICCHIELLO NICOLA, DE SANTIS VALDO, MARCHETTO LUIGI ETTORE e PAPEO FRANCESCO, sepolti a Mauthausen. Mentre le Spoglie di FIMIANI NOBILE e MARZILIANO VITO sono state inumate a Monaco di Baviera.
Fonte: Ministero della Difesa – Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra.
Può anche darsi che i parenti di questi carabinieri non ne siano a conoscenza.
Roberto Zamboni – Verona
Settembre 15th, 2009 alle 15:50
Documentazione interessante. Finalmente ho capito perchè mio zio, fratello di mio padre, carabiniere di servizio in liguria,sia andato in quella data nei partigiani diventando il comandante della brigata Valbormida “Nicola Panevino” di Giustizia e lLibertà, formazione che operava nel savonese ed era costituita da giudici, avvocati, medici, ;quindi formazione non Garibaldina.
Da ricerche fatte ho riscontrato che l’arma dei carabinieri ha avuto la 3° medagli d’oro al valor militare il 2 giugno 1984 per il contributo alla resistenza per le formazioni garibaldine, ma non vi erano solo quelle.
Sto cercando di ricostruire la storia di mio zio, che fece anche la campagna d’africa, e si distinse quale comandante di brigata per l’attacco al treno che deportava in germania tanti sfortunati catturati nei rastrellamenti che vennero liberati.
Purtroppo mio zio morì giovane, circa 10 anni dopo la fine della guerra, per un tumore al cervello causato probabilmente da ematomi per colpi subiti ; la zia era distrutta per la perdita e non si fece nulla per onorare il ricordo del valore dello zio.
Dicembre 28th, 2009 alle 12:01
La deportazione dei Carabinieri il 7 ottobre 1943….argomento tabù di cui sembra non si debba parlare, almeno non troppo. Mio padre fu deportato a Moosburg nello Stalag VII A, insieme ad un numero imprecisato di colleghi da tutta Italia. Io ho trovato il posto dello Stalag, lo ho visitato con emozione e immenso interesse….ma nessuno mai ne parla. Nella stessa Legione Allievi di Roma (da dove mio padre fu arrestato), tutto tace, e così dicasi nel Museo dell’Arma di Piazza Risorgimento. PERCHE’????
Dicembre 28th, 2009 alle 18:14
Cara Gigliola, parliamone noi, allora! L’argomento non è proprio un tabù….diciamo che non viene sollecitato. Ma nessuno si oppone se ne parliamo e dall’Arma viene una discreta collaborazione. Quindi parliamone. Non sarebbe male, tanto per cominciare, mettere le foto del posto dove c’era lo Stalag VII A nel blog e avere più informazioni sulla storia di suo padre! E’ possibile?
Dicembre 29th, 2009 alle 13:29
Sono contenta di venir sollecitata su questi argomenti che tanto mi stanno a cuore,,,Sono riuscita a trovare ciò che resta dell’immenso Stalag VII A (presso Monaco di Baviera), grazie a ricerche fatte in collaborazione con l’Associazione dei superstiti dei Campi di Concentramento in Germania. Ho ricevuto piantine, mappe, informazioni e sono andata in emozionantissimo “pellegrinaggio”. Era il luglio del 2000, visita indimenticabile, resa ancora più indimenticabile dalla coincidenza di aver incontrato, nei pressi di Moosburg, una donna tedesca in bicicletta che ha guidato me (e mio marito che mi accompagnava), a ritrovare il posto. La donna ricordava i racconti di suo nonno che, al tempo della guerra, aveva l’incarico di rifornire il campo di patate….spesso unico sostentamento per gli internati. C’è troppo da rievocare e raccontare…prima di concludere con la rocambolesca fuga dal campo di tutti i deportati, ed il difficilissimo ritorno alle proprie case, ma mi riservo, se posso, di tornare a dialogare con voi, Un caro saluto signor Olla. Gigliola.
Gennaio 27th, 2010 alle 10:49
Oggi, 27 gennaio 2010. Nel giorno della Memoria per gli orrori perpetrati dall’esercito tedesco verso la comunità ebraica non si dimentichi il sacrificio di tanti, tanti, tanti carabinieri tra i quali mio padre che poi invece sono stati tumulati negli archivi dei ministeri. (Da anni chiedo un piccolo riconoscimento alla memoria per mio padre Amerino Nardi, carabiniere, sfuggito alla cattura nazista e impegnato nell’esercito di liberazione, senza ottenere soddisfazione). Grazie alla grande opera del colonnello dei carabinieri Giancarlo Barbonetti queste storie di vita hanno trovato un luogo dove poter essere raccontate. Insisto, quindi, nella giornata della Memoria alla Shoah un ricordo anche per quei carabinieri che salvarono la vita a tante persone di religione ebraica.
Giorgio Nardi
Marzo 2nd, 2010 alle 20:49
PROVO RABBIA PERCHE’ MIO PADRE, UNO DEI TANTI GRANDI EROI DI QUELL’EPOCA BRUTALE NON HA POTUTO MANIFESTARE LE SUE IDEE E PERSONALI ESPERIENZE VISSUTE. ERA CARABINIERE ED IL 7 OTTOBRE DEL 1943 PRESTAVA SERVIZIO PRESSO L’ALLORA LEGIONE ALLIEVI DI ROMA. MI HA SEMPRE DETTO CHE QUALCUNO…… DECISE DI CONSEGNARE TUTTI I CARABINIERI PRESENTI NELLA LEGIONE ALLIEVI DI ROMA NELLE MANI DEI TEDESCHI, SENZA OPPORRE RESISTENZA (ORA IO PENSO CHE FU LA COSA MIGLIORE PER RISPARMIARE UNA MORTE SICURA, AVREBBERO PERO’ COMBATTUTO COME VERI SOLDATI FINO ALLA MORTE….. ED INVECE FURONO DEPORTATI). IL MIO CARO PAPA’ CHE DI RECENTE E’ DECEDUTO, MI DISSE CHE ERA STATO DEPORTATO IN GERMANIA ED INTERNATO NEL CAMPO DI DACAU. LAVORAVA IN UNA FABBRICA, SE NON RICORDO MALE CHE PRODUCEVA LOCOMOTIVE O VAGONI DI TRENI. UNA VOLTA SABOTO’ LA LINEA DI PRODUZIONE. DIO NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA VOLLE SALVARLO, PATI’ LA FAME, LA SETE, IL FREDDO E TORNO’ IN ITALIA CON I SUOI PIEDI INSAGUINATI E CONTINUO’ A SERVIRE LO STATO COME CARABINIERE. IL SUO GRANDE RIMPIANTO, NONOSTANTE IL NON RICONOSCIMENTO DI UNA PENSIONE DI GUERRA FU’ QUELLO DI NON RACCONTARE MAI AI GIOVANI NEI GIORNALI IL SUO PASSATO DI PRIGIONIERIO
Maggio 28th, 2010 alle 07:42
28 maggio – PER GIOVANNI – Solo adesso leggo quanto scritto da Giovanni il 2 marzo scorso. Abbiamo in comune l’esperienza dei nostri padri entrambi dell’Arma e deportati dalla Legione Allievi di Roma. Chissà che non si conoscessero. Mio padre (scomparso prematuramente solo una decina d’anni dopo la guerra) fu deportato allo Stalag VII A di Moosburg, presso Monaco di Baviera, e lì restò fino al maggio 45, quando fuggì, dopo la disfatta dei tedeschi (e nostra, ahimé), insieme ad un compagno di prigionia. Anche lui fece un viaggio rocambolesco e durissimo per arrivare a casa. I deportati di Moosburg venivano mandati a Monaco a lavorare alla DKW, e durante il lavoro, la fabbrica venne bombardata e mio padre fu colpito da una scheggia alla testa. Aveva una cicatrice che io, bambina, guardavo con sacro rispetto…Bhè, caro Giovanni, visto che lei può capirmi, mi sono concessa di andare sull’onda di carissimi ricordi…La saluto cordialmente. Gigliola.
Settembre 15th, 2010 alle 02:20
Sono anche io figlio di un maresciallo reale dei carabinieri e ricordo che mio padre un giorno mi riferi’ dell’episodio dell’arresto dei carabinieri della scuola allievi di roma. In particolare riferi’ di un collega che vestito da mendicante, collocatosi nei pressi della caserma, tentava di salvare i colleghi che rientravano comunicando loro della presenza dei tedeschi e della loro volontà di arrestarli per poi deportarli. Quell’uomo salvo’ cosi’ molte vite, compresa quella di mio padre che poi divenne un partigiano.
Settembre 15th, 2010 alle 08:48
Gentile signor Lojudice, la storia di suo padre è affascinante. Non la conoscevo e immagino che davvero pochi la conoscano. Secondo me, merita di essere raccontata in televisione. Immagino che lei abbia fotografie e diversi documenti. Che ne pensa? Si può fare?
Ottobre 5th, 2010 alle 12:35
Tra due giorni sarà il 7 ottobre…anniversario della deportazione dei Carabinieri (fra cui mio padre). E’ prevista una qualche cerimonia alla Legione Allievi di Roma? Nel caso parteciperai molto volentieri. Un caro saluto. Gigliola
Ottobre 5th, 2010 alle 13:23
Non mi pare che sia prevista una cerimonia alla Legione Allievi, non ne ho trovato traccia in rete. Però non tutto passa in rete. Provi a contattare anche l’ufficio pubbliche relazioni del Comando a Roma.
Ottobre 8th, 2010 alle 14:56
mi farebbe piacere perchè questo mio scritto
non verrà pubblicato.
Ottobre 8th, 2010 alle 16:28
Ieri 7/10/ 2010 ricorrenza della deportazione dei carabinieridai dai tedescihi, sia il telegionale, che la
stampa non anno dato nessun risalto,per no dimenticare.
Viva i Carabinieri passati e presenti
Ottobre 9th, 2010 alle 12:02
Salve! io dal foglio matricolare e caratteristico di mio nonno, ho letto che lui, carabiniere ausiliario a piedi della legione allievi di Roma, in data 7 ottobre 1943 era stato deportato in Germania. Rimasto lì sino al 30 aprile 1945 data della liberazione. Poi è stato riportato in Italia da Brennero e portato al centro raccolta di Firenze il 15 luglio 1945 e poi alla legione di Cagliari il 6 agosto 1945. Vorrei sapere notizie maggiori del suo trascorso in Germania, su dove era precisamente. So solo dalle sue memorie che lavorava in prigionia al tornio per creare componenti di materiale bellico, ma non so la sua posizione precisa. grazie
Ottobre 9th, 2010 alle 12:52
sono Nardi Giorgio, gradirei avere una spiegazione
della risposta precisa al N.35
Ottobre 10th, 2010 alle 17:14
In questa dolorosa circostanza voglio ricordare il sacrificio del tenente Carletto Pani, cugino di mio padre Giacomo, e padre a sua volta di Corrado Pani. A mio padre arrivò la sua telefonata il 25 luglio 1943, festa di San Giacomo, perché impossibilitato a venire a pranzo a casa. In sardo si espressero così: G. “Oh Carletto, puitta no benis?”. C. “Anti vostu a intru su meri mannu!”.
G. “Chini? Su mannu mannu?”. C. “Eja, eja, su prus mannu!”. Infatti Carlo era ufficiale di picchetto presso la caserma Podgora in Trastevere e il pomeriggio ricevette l’ambulanza mandata dal Re contenente Mussolini arrestato, che lui identificò.
Altra telefonata mio padre ricevette da Carlo tra il 7 e l’8 ottobre 1943. C. “Oh Mimminu, m’anti nau de mi presentai.” G. “Fuirinci!”. C. “No pozzu!”. G. “Puitta?”. C. “Tengo familla!”.
G. “A sa familla ci pensu deu!”. C. “Appu donau su fueddu!”. G. “No baliri su fueddu donau a is traittoris!”. C. “No esti aicci, d’appu donau a su superiori!”. Infatti il suo superiore, colonnello Chirico, aveva avuto incarico dal generale Delfini di avvicinare tutti gli ufficiali e impegnarli a presentarsi presso il comando di Legione, ove Carletto fu consegnato alle SS.
Deportato a Buchenwald, fu fatto rimpatriare tubercolotico per gli stenti con la motivazione tedesca “così gli italiani vedranno come trattiamo i traditori badogliani”. Carletto Pani è morto al Forlanini dove io giovanotto lo andai a trovare e a confortare nello stato in cui giaceva malato terminale. Franco Pani
Ottobre 11th, 2010 alle 14:46
Forse posso rispondere a MARCO (n.36 del 9 ottobre) che chiede notizie su dove avrebbe trascorso la prigionia in Germania suo nonno. Se è stato “prelevato” il 7 ottobre 1943 dalla Legione Allievi di Roma (come mio padre), probabilmente fu portato, insieme a tutti gli altri della Legione Allievi, allo Stalag VII A di Moosburg presso Monaco di Baviera. Può trovare il sito cliccando su Stalag VII A Moosburg. Spero di essere stata utile. Un cordiale saluto, Gigliola.
Ottobre 12th, 2010 alle 11:24
Proprio oggi passavo davanti alla lapide di Teresa Gullace uccisa per un mitragliata dei soldati tedeschi mentre la sventurata, come nella famosa scena di Roma Città Aperta, invocava il marito catturato e portato via dal camion dei militari. Guardando quella lapide chiunque non può che trarne un momento di commozione. Si trova in via Giulio Cesare all’angolo di via Alberto Dalla Chiesa. Era il 3 marzo 1944. Quanti altri episodi come questo. Tra questi noi ricordiamo la deportazione dei carabinieri nella legione di via Legnano (oggi via Alberto Dalla Chiesa). Io ero un ragazzo e ricordo perfettamente le grida, la concitazione, mio padre carabiniere mettere a repentaglio la sua vita davanti ai miei occhi per salvare tanti militari. Ebbene, io credo che anche quegli uomini, quei ragazzi, meritino una lapide. Perché specialmente in quel quartiere dove vivevo e che vide interrompere bruscamente i giochi di ragazzo, si riesca a leggere quanto sacrificio c’è voluto per conquistare la democrazia e la libertà.
Ottobre 16th, 2010 alle 19:49
Anche mio padre, carabiniere, è stato deportato, nell’ Ottobre 1943, dalla Legione Allievi di Roma e mandato in un campo di concentramento vicino a Leoben (Austria) e lavorava in una vicina industria siderurgica. Quanto scrive Giovanni, il 2 Marzo scorso, coincide con quello che mi raccontava sempre mio padre sugli avvenimenti di quei giorni.
Sopravvissuto alla prigionia, anche lui, come molti altri, una volta rientrato in Italia ha continuato a servire lo Stato, come carabiniere, fino alla pensione.
E’ morto cinque anni fa conservando sempre vivi il giuramento e la fedeltà alle istituzioni ed a quella divisa indossata per tanti anni e che, in cuor suo, non ha mai lasciato.
Ottobre 18th, 2010 alle 13:37
Vorrei informare Roberto Olla che nella puntata di Rai Storia andata in onda il pomeriggio di sabato 16 ottobre 2010 (nell’ambito della storia della II guerra mondiale per l’anno 1943), Giovanni
Minoli (che ha puntualmente e rigorosamente condotto la trasmissione) ha riferito sulle circostanze che condussero Kappler a tergiversare (ma solo temporaneamente) sulla cattura e deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma, citando anche la sua necessita’ di deportare prima i carabinieri. Si ?? affermato che poi la deportazione dei carabinieri fu posticipata e fu scelto di intervenire nel Ghetto, cosa che in realta’, come ormai ?? noto, non e’ esatta.
A cosa attribuire questo deficit di ricostruzione storica in un programma peraltro ben documentato?
Grazie Giacomo Pani
Ottobre 18th, 2010 alle 15:24
Ottobre 1943, per non dimenticare :
Il 16 ottobre 1943 la deportazione di tutti gli ebrei
dal Portico d” Ottavia e poi portati nei Lager nazisti.
7 Ottobre 1943
per ordine del maresciallo d’Italia Graziani, tutti
i carabinieri prima fatti disarmare togliendo loro
la possibilità di difendersi, poi portati nei campi
Germania nei campi di comncentramento.
i
Ottobre 26th, 2010 alle 19:59
Salve!
Sono Marco Concas dalla prov. di Cagliari. Mando una mail a proposito del blog di Roberto Olla “passato presente”. Dal foglio matricolare e caratteristico di mio nonno Giuseppe Loria (dato che quando era in vita non ricordava bene questo suo triste passato), ho letto che lui, carabiniere ausiliario a piedi della legione allievi di Roma, in data 7 ottobre 1943, all’età di 26 anni, era stato deportato in Germania. Mi raccontò a questo proposito che, a una fermata del nord Italia del treno merci su cui viaggiava, vedendo una signora lanciò un bigliettino di carta con un avviso e il suo nome, in modo tale che la signora potesse avvisare un cugino di mio nonno residente nei paesi vicino; ma ciò non avvenne perché un soldato tedesco lesse subito il bigliettino raccolto per terra e lo stracciò, tutto sotto gli occhi di mio nonno. Rimasto in Germania sino al 30 aprile 1945 data della liberazione, è stato riportato in Italia via Brennero e portato al centro raccolta di Firenze il 15 luglio 1945 e poi alla legione di Cagliari il 6 agosto 1945. Continuò poi il lavoro all’Arma dei Carabinieri sino al 1966, data del congedo. Vorrei gentilmente sapere notizie maggiori del suo trascorso in Germania, su dove era precisamente. Ringrazio Gigliola Calzuola (commento 39) per l’aiuto, sul fatto che potrebbe essere stato allo Stalag VII A di Moosburg presso Monaco di Baviera. So solo dalle sue memorie che lavorava in prigionia al tornio per creare componenti di materiale bellico, ma non so la sua posizione precisa.
ringraziando anticipatamente per l’attenzione, porgo Cordiali Saluti
Marco Concas
Novembre 4th, 2010 alle 17:43
O’ inviato ,una email al
Comando Generale dei carabinieri,come risulta
scritto al N.40 per una lapide a ricordo dei
Carabinieri deportati,oggi 4 novembre giornata
delle forze armate.
cordiali saluti
Giorgio Nardi
Novembre 22nd, 2010 alle 18:14
Il fratello di mia madre, carabiniere, fu deportato in Germania e prorprio qui a Düsseldorf dove abito con mia moglie. Dovette lavorare in una fabbrica di mattoni ma ritorno,’ fortunatamente incolume, alla fine della guerra. Mio zio si chiamava SILVIO SBARAGLIA.
Dicembre 11th, 2010 alle 00:12
Sono un Ufficiale dei Carabinieri ed insegno Storia dell’Arma alla nostra Scuola Ufficiali. Premetto che ho appreso dei fatti del 7 ottobre 1943 solo leggendo il libro della prof.ssa Casavola, che peraltro l’ha presentato proprio nel nostro Istituto. Ma posso assicurare tutti coloro che hanno giustamente chiesto maggiore attenzione sull’episodio (oddio, mi sembra così riduttivo chiamarlo così…) che è diventato materia di approfondimenti nelle mie lezioni, così che alle nuove generazioni di Carabinieri venga risparmiata la vergogna da me provata quando ho scoperto tali fatti solamente più di 20 anni dopo il mio arruoalmento nell’Arma. Non solo: informandone i giovani Ufficiali, futuri Comandanti, sono certo che faranno di tutto affinché davvero non vengano dimenticate/taciute certe pagine gloriose della nostra Storia. Complimenti per la pacatezza dei commentatori (tutti) e cordiali saluti almeno a chi avrà la pazienza di leggere queste righe.
Dicembre 12th, 2010 alle 18:06
Anche mio padre era tra quei Carabinieri. Si chiamava Paolo Faita, era nato il 7.12.1923. Era a Roma, nel 1943. Conservo il suo “Vorlaufiger Fremdenpass” su cui di suo pugno ha annotato “Partito per la Germania come prigionerio per la Germania il 7.10.1943. Destinato al Campo di Concentramento di WOLFSBERGH n. XVIII.A in seguito al Lager Arbaitum A.17/G.W. con matricola n. 34417 di prigioniero. Rimpatriato il giorno 15 maggio 1945. Presentatomi al Centro di Raccolta il 15.6.1945 – Due mesi di licenza – Ripreso servizio il 15.8.1945 alla Legione Territoriale CC.RR. di Milano e definitivo alla Stazione CC.RR di Bagnolo Cremasco. Carabiniere Faita”. Anche lui è stato internato a Leoben / Trofaiach, come il carabiniere Abramo Rossi. Ha continuato a prestare servizio nell’Arma posto in congedo nel 1979, con il grado di Maresciallo Maggiore ed insignito dell’onorificenza di Volontario della Libertà. Grazie per aver ricordato questo episodio. Maria
Dicembre 29th, 2010 alle 17:54
Festività e auguri a tutti. In questi giorni tra Natale e Capodanno un ricordo però anche per quei giorni dove l’unica speranza a darci forza consisteva nell’uscire dall’oppressione del regime. Ricordo il Natale del ‘43 passato senza mio padre, carabiniere fuggiasco, perché nascosto fuori Roma vicino al suo paese di origine, Tuscania. Ricordo la milizia fascista farci visita per l’ispezione coi cani, ricordo le urla di paura della mia sorellina, ricordo la paura che accompagnava ogni singolo gesto. La memoria di quegli anni, di quelle festività trascorse con qualcosa che ti stringe alla gola, deve essere raccontata ai giovani di oggi. Questo perché libertà e democrazia giungano come una conquista di cui si deve godere nel profondo, non darle per scontate. La libertà di espressione di cui godiamo, la facoltà di agire e fare sono ogni giorno una conquista è il risultato del sacrificio di quella generazione che oggi non c’è più e di cui persone come me, allora ragazzini, sono gli ultimi testimoni. Bisognerebbe rappresentarlo, insegnarlo quotidianamente a scuola e in famiglia. Per questo il vostro impegno ritengo sia profondamente meritorio ed a proprio questo impegno rivolgo l’augurio anche per il prossimo anno.
Gennaio 3rd, 2011 alle 18:09
Credevo, che interesassero tutte le storie di quel
perodo, sofferto da tante persone, ma evidentemente mi sono sbagliato.
Buon anno
Gennaio 7th, 2011 alle 12:26
Ho letto con attenzione la lettera n. 47 dell’11 dicembre scorso, dell’Ufficiale dei Carabinieri che insegna Storia dell’Arma, e che si riconosce poco informato sui fatti della deportazione dei Carabinieri il 7 ottobre 1943 dalla Legione Allievi. E’ una ulteriore conferma che questa importante grave vicenda storica, è stata insabbiata per decenni, con precisa volonta’. Soltanto da non molto si comincia a spolverare la colpevole sabbia, e a tirare fuori ricordi, testimonianze, prove e racconti di superstiti… Un grazie particolare al libro della Casavola e alla trasmissione di Minoli, che hanno diffusamente parlato di questo doloroso capitolo. Spero che questa ventata di verità e di riconoscimento di ciò che è stato, trovi corrispondenza anche nel Museo dell’Arma, di Piazza Risorgimento a Roma, fino a qualche anno fa completamente privo di accenni al riguardo…o non ho saputo guardar bene durante le mie visite? Spero di essermi quindi sbagliata.
Mio padre, Maresciallo Maggiore dei Carabinieri alla Legione Allievi, scomparso da molti anni, fu internato allo Stalag VII A, a Moosburg, presso Monaco di Baviera, ed io – che sono riuscita ritrovare e a visitare in Germania ciò che resta dell’immenso accampamento – mi interesso a tutti i risvolti di questa storia che mi tocca così da vicino.
Grazie a tutti coloro che scrivono e raccontano storie di padri, di nonni, di amici vittime della deportazione, affinche’ niente di questa vicenda vada dimenticato. Buon anno a tutti, Gigliola
Gennaio 9th, 2011 alle 21:29
mio padre aveva 18 anni nel ‘43.ed era carabiniere presso Torino. mi diceva sempre che era tornato a casa a piedi da un campo di lavoro vicino a bratislava fino a padova. qualcuno potrebbe dirmi l’esatta ubicazione di questo campo? Grazie e complimenti per l’articolo
Gennaio 13th, 2011 alle 18:51
Spero possa essere utile questa testimonianza di mio nonno registrata anni fa, dopo essere stato catturato a Roma e caricato su un carro bestiame riuscì a scappare e a raggiungere Genova. Dopo essere stato reintegrato e inviato a Savona, venne mandato a Milano per un corso, in realtà venne disarmato e spedito in Germania. Mi fa piacere che almeno in questa pagina qualcuno ne parli, su internet non ho trovato quasi nulla e questi racconti passano quasi del tutto inosservati. Andate nel link seguente per poter vedere il video: http://www.memoro.org/it/La-prigionia-di-un-carabiniere_1656.html
Gennaio 27th, 2011 alle 10:51
27 gennaio. Giornata della Memoria. Perché ricordare, ricordare in un giorno preciso perché diventi celebrazione di un dolore è importante per chi la Storia la conosce bene, per chi non la conosce affatto, e soprattutto per chi vorrebbe riscriverla. Il mio pensiero va verso i sei milioni di ebrei trucidati dai nazisti viaggia sugli stessi binari del treno che porta alla memoria del 7 ottobre 1943 quando furono deportati i carabinieri., da parte dell’esercito tedesco. Ripensare questo dolore al presente perché questo presente sia attensa di un futuro di bellezza, uguaglianza e rispetto tra le genti. Sant’Agostino ci ha insegnato che ci sono tre tempi: “presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie …esistono… nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa”. Che l’attesa nel nostro presente non perda mai la memoria.
Febbraio 18th, 2011 alle 21:12
C’era anche mio nonno…Ha visto per la prima volta mio padre quando lui aveva quattro anni, lo accolse con una mela in mano dicendogli “Questa è per te papà, io sono tuo figlio Vincenzo”.
I suoi ricordi, spesso raccontati tra le lacrime, mi hanno aiutata a crescere nel rispetto della dignità umana.Racconterò ai miei figli perchè nessuno possa dimenticare un periodo in cui l’idiozia umana toccò il fondo. Grazie nonno!
Febbraio 24th, 2011 alle 17:49
Rispondo al N. 55 alla Sig.ra Stefania.
Signora, sono solidale con Lei esprimendo una riflessione sull’idiozia umana che tocca il fondo, non solo in condizioni di guerra ma anche in situazioni di pace e si fa scudo davanti alla muraglia delle regole, dei formalismi, in una parola della burocrazia. Mi chiamo Giorgio Nardi. Sono due anni che ho chiesto un’onoreficenza al merito – una riconoscenza simbolica, per mio padre: carabiniere, arruolato nei partigiani, sfuggito alla cattura nazifascita.
Si presentava presso il distaccamento dei partigiani al comando del generale Caruso, medaglia d’oro al valore militare , putroppo, dopo quale anno mio padre moriva – riportando una malattia riconosciuta
per causa di servzio essendo stato alla macchia con
altri carabinieri per nove mesi per combattere contro i tedeschi fino l’arrivo degli alleati, per la difesa di Roma e tenere alto l’onore dell’arma dei carabinieri, dovrei farle un racconto troppo lungo per portarla a conoscenza di tutto.
La prima richiesta è stata fatta al comando Generale dei carabinieri che per prassi deve rivolgersi al Ministero della Difesa e qui arriva l’idiozia umana: il ministero rispondeva che non risultava nulla a carico di mio padre, forse al ministero non sono a conoscenza che dal 7 ottobre 1943 al 4 giugno 1944 Roma è stata occupata dai tedeschi, adesso tutto il carteggio in mio posssesso è stato inviato alla presidenza della repubblica e ancora è tutto fermo, ho scritto tutto questo affinchè gli italiani siano a coscenza fino a che punto, come dice lei, è stato toccato il fondo: la ringrazio e invio i miei saluti.
Giorgio Nardi
Marzo 13th, 2011 alle 17:25
Mi chiamo Giorgio Nardi sono figlio di un carabiniere che ha fatto parte della resistenza Romana, a tutte le persone che possono interessare per sapere tante cose di quel periodo ,consiglio il libro
7 ottobre 1943 la deportazione dei carabinieri
Romani nei lager nazisti “di Anna Maria Casavola
Edizione Stadium Roma.
Aprile 11th, 2011 alle 16:12
Dopo due anni di attesa sono stato
convocato dalla Presidenza della Repubblica,
affinchè potessi e spiegare e documentare quel
periodo della occupazione tedesca, la sofferenza
e le privazioni di tutti quei carabinieri tra questi anche mio padre ,che fecero parte del corpo
di liberazione al comando del Generale
Filippo Caruso medaglia d’oro.
Nardi Giorgio
Aprile 22nd, 2011 alle 17:08
25 Aprile 1945 25 aprile 2011
Il mio pensiero và a tutte quelle persone civili e millitari, che sacrificarono lla loro vita per la libertà.
Nardi Giorgio
Viva l’italia
Giugno 3rd, 2011 alle 21:59
sono il nipote di Cono Gugliotta carabiniere deportato a Dacau dopo l’armistizio
volevo trovare qualche testimonianza su mio nonno lui della provincia di Messina
è stato arrestato l’8 settembre in Grecia a Jannina
vorrei avere se esiste qualche testimonianza della sua prigionia
Giugno 5th, 2011 alle 16:27
Il 5 giugno ricorre l’anniversario della fondazione dell’Arma. Un giorno importante per tutta l’Italia che giustamente tutti noi amiamo commemorare. Sia per chi ha parenti nei carabinieri, ma anche per tutti coloro che ritengono i pilastri del nostro umano convivere basati sugli ideali di onestà e rettitudine, l’Arma rappresenta una delle migliori manifestazioni dell’unità nazionale. I carabinieri hanno sofferto quando l’Italia ha sofferto.
In tal senso ogni anno in cui arriva questa ricorrenza ricordo una festa speciale dei carabinieri, quella del 5 giugno del 1944. L’Italia e gli italiani erano in ginocchio dagli effetti della guerra e dalle propaggini di povertà e disperazione che aveva lasciato. C’era in tutti noi però anche la speranza. Mi ricordo allora i carabinieri in quel giorno sfilare come se fossero un esercito di ventura, con i resti di divise arrangiate. C’erano dei carabinieri che avevano preservato solo il berretto, altri la giacca. Tra questi mio padre che certamente non volle rinunciare a sfilare in questa circostanza con gli stivali laceri, la giacca risparmiata da fughe e momenti terribili in cui la cosa principale era salvare la propria vita e quella dei commilitoni. Ricordo quindi mio padre, Amerino Nardi, insieme agli altri carabinieri ritrovare l’orgoglio di essere italiani e appartenenti all’Arma. Ed era, per loro, come se fosse la stessa cosa. Suonavano la marcia di ordinanza uscendo da via Fabio Massimo nel quartiere Prati dove abitavo da ragazzo e sfilavano con un orgoglio ancora maggiore. Bellissimo l’effetto che trasmettevano tra le persone. Applausi, richiami di giubilo e l’inizio di un ritrovato orgoglio di essere italiani. E, cosa più importante, la voglia di ricominciare.
Ritengo oggi sarebbe giusto ricordare il sacrificio di quei militi che, pur salvando la vita nelle circostanze di guerra, pagarono negli anni in termini di salute.
Un riconoscimento ufficiale a quegli uomini che ora non ci sono più perché nelle case dei rispettivi familiari resti forte, vigile, imperituro nel tempo il segno di quella stagione, per dire ai ragazzi di oggi che i valori di democrazia e libertà non sono un bene incondizionato ma debbono essere guadagnati e per questi irrinunciabili beni spirituali quegli uomini sacrificarono tutto.
Lascio ora alle autorità stabilire e decidere in merito a questi riconoscimenti. Per mio padre tre anni fa ho chiesto una piccola onorificenza simbolica, affinché questi valori fondativi non restino parole inevitabilmente consegnate alla retorica ma motivo costante di impegno. Un riconoscimento ufficiale da parte delle massime autorità di Stato è quindi quel che serve per creare questo contatto tra passato e presente.
Luglio 2nd, 2011 alle 17:38
Sono figlio del maresciallo Carloni Alfredo catturato dai tedeschi il 7 Ottobre 1943 a Roma, Caserma Pogdora,Comando Divisione Carabinieri Reali e deportato in Germania nelle seguenti località:
Moosburg arrivo il 15/10/43
Rosenheim ” ” 21/10/43
Bad Aibling ” ” 12/01/44
Rientrato dalla Germania il 08/06/45 presso il centro di raccolta Carabinieri di Firenze.
Nel suo diario compaiono i nomi dei colleghi:
-V.Brig.Pedrazzi Francesco Genivolta(Cremona)
- ” Serio Francesco Via Tuscolana (Roma)
- ” Carvelli Alberto ” G.Cesare ”
- ” Peddes Costantino ”
- Ser.Magg. Rizzati Bruno Rione San Giorgio (Ferrara)
-Brig. De Franceschi Franco Vipiteno
-Ser.Magg. Antonelli Libero (Viareggio)
-Brig.Madeddu Ernesto Tiana (Nuoro)
- ” Vitaletti Germano Sassoferrato Borgo (Regetano (Ancona)
Vice Brig.Siracusa Francesco (Sicilia) è l’unico con il quale mio padre è stato in contatto, purtroppo anche lui è deceduto anni fà.
Qualcuno ha notizie riguardo alle persone di cui sopra?
Grazie anticipato.
Luglio 3rd, 2011 alle 08:31
Gentile Signor Claudio Carloni, innanzi tutto grazie per aver scritto al blog. Speriamo che qualcuno navigando in rete si accorga dei nomi e ci aiuti a diffondere il suo appello. Se lei vuole possiamo tentare un’azione più efficace e pubblicare sul blog il diario di suo padre o almeno le pagine più importanti. Dato che, come lei sa, molto si deve ancora ricercare e studiare sulla deportazione dei carabinieri, ritengo che sarebbe importante anche un servizio televisivo. Mi faccia sapere.
Settembre 11th, 2011 alle 17:56
11 Settembre anniversario della tragedia umana delle torri gemelle tanta gente nel mondo a partecipato al dolore di queste persone io compreso.
Ma noi Italiani ci siamo dimenticati del 8 settembre 1943 anche questa è stata per noi Italiani una tragedia ma poche persone si sono ricordate di questo evento
giornata indimenticabili , tanti morti, speriamo
affinchè queste tragedie nel mondo non succedano più.
Giorgio Nardi
Settembre 13th, 2011 alle 16:45
Sig. Roberto Olla giornalista.
La seguo sempre nelle sue trasmissione televisive,
per i fatti di storia come vengono da lei illustrati,
adesso le racconto questo piccolo fatto Italiano
da me già descritto nella rubrica “Passato e Presente”
Sono da circa tre anni che aspetto dallo Stato
Italiano un decorazione per mio padre carabiniere partigiano.
Nardi Amerino , prima al Comando Generale dell’arma dei Carabinieri dove mi ha rimesso tutta la documentazione , secondo al Ministero della Difesa,
terzo alla Presidenza della Repubblica pur avendo consegnato
tutta la documentazione , adesso mi anno risposto
che anno scritto all’archivio di stato. Questo carabiniere
insime ad altri e morto per la libertà.
Viva l’italia
Settembre 30th, 2011 alle 12:40
PER IL SIG. CLAUDIO CARLONI, E PER IL SIG, GIORGIO NARDI – Ho letto la lettera del Signor Carloni, che cerca notizie dei compagni di prigionia di suo padre….non posso aiutarlo perché, fra questi, non c’era il nome di mio padre, anche lui Maresciallo Maggiore, arrestato il 7 ottobre 1943 alla Legione Allievi, e deportato a Moosburg, allo Stalag VII A, chissà che – però – non si siano conosciuti, o almeno visti….
Mi auguro che il diario del Maresciallo Carloni venga pubblicato, con grande interesse vorrei conoscere dettagli e particolari della difficile esperienza che lo ha accomunato a mio padre.
Voglio anche ringraziare il Signor Nardi, di cui ho letto con emozione la lettera del 5 giugno scorso, con il racconto dei Carabinieri, reduci dalle deportazioni in Germania, che sfilavano orgogliosi, da Via Fabio Massimo, zona e caserma a me familiari da tutta la vita….
Mio padre è morto solo pochi anni dopo il suo rocambolesco ritorno a casa, ed io raccolgo con grande amore tutto ciò che riguarda lo Stalag VII A (che sono anche riuscita a ritrovare e visitare).
Un caro saluti a tutti, Gigliola.
Ottobre 7th, 2011 alle 06:22
7 Ottobre:oggi è un altro anniversario legato alla deportazione dei Carabinieri…davanti alla Legione Allievi di Roma, un gran numero di camion si fermò…e fra urla di tedeschi arrabbiati, e di romani che assistevano in impotente silenzio, furono caricati tutti i componenti dell’Arma.
Una mia zia, che abitava lì vicino, era fra i romani che guardavano il triste spettacolo, e fu lei a vedere anche mio Padre che saliva su uno di quei mezzi, con destinazione ancora ignota ma tristemente immaginabile.
Stalag VII A, Moosburg, presso Monaco di Baviera. Un internamento durato da quell’ottobre del 1943 fino al maggio del 1945.
Ottobre 9th, 2011 alle 18:45
La ringrazio di aver ricordato questo giorno triste del 7 ottobre del ‘43. ero un ragazzo di tredici anni e ricordo di aver assistito con quel senso di impotenza che lei riporta e con tanta, tanta rabbia. Tra questa gente segiuivo mio padre che aveva tolta la divisa e indossati dei panni borghesi aiutava tanti suoi commilitoni scappare. Questi ricordi non dovrebbero però rimanere tra noi pochi memori, ma diventare patrimonio delle generazioni che sono venute dopo di noi e che hanno trovato democrazia e libertà come patrimoni acquisiti, non conquistati.
Ottobre 11th, 2011 alle 19:28
In risposta al sig. Carloni (62):
Sono figlio del M.llo Camillo Passiu, classe 1924, tutt’ora vivente.
Anche mio padre venne catturato nella caserma Podgora e trasferito prima a Moosburg e quindi a Rosenheim dove venne liberato dagli americani nel 1945.
Sottopporro alla sua attenzione la lista dei nominativi per vedere se può esserle utile.
Onore a tutti i carabinieri
Ottobre 14th, 2011 alle 11:28
Vorrei iniziare una ricerca di documenti su mio nonno, anche lui carabiniere deportato, c’è un modo per richiedere un qualche fascicolo riguardante il servizio militare, i suoi spostamenti ecc… all’Arma dei Carabinieri? A chi dovrei fare domanda? Grazie!
Ottobre 15th, 2011 alle 08:37
Voglio nuovamente ringraziare Olla per questa iniziativa. Il suo successo dimostra quanto è sentito il problema della memoria per le vittime civili e per i giovani carabinieri barbaramente uccisi durante l’occupazione dell’esercito tedesco alla fine della seconda guerra mondiale. Il successo di questa rubrica però attesta anche l’indifferenza degli uffici delo Stato nel dare risposte esaurienti a tante richieste. Tutti capiscono bene che il Quirinale, come l’Arma dei Carabinieri così come il Ministero dell’Interno non possono fermare le loro attività o dedicare personale per svolgere attività di ricerca vera e propria negli archivi. Nasce allora una proposta. Perché non far nascere da questa brillante iniziativa, da Olla brillante giornalista della Storia, un’associazione che abbia accesso agli archivi e possa fare indagini storiche di questo tipo? Il solo Olla, pur bravissimo, da solo non può farcela. Rispondere alla miriade di domande significa fare ricerca storica negli archivi in modo costante. Un gruppo di persone dedicate, riconosciute, potrebbero farlo. Se fosse possibile mi piacerebbe farne parte e con me mio figlio giornalista professionista. Che ne pensa?
Ottobre 15th, 2011 alle 11:04
Caro Giorgio Nardi, in effetti un’associazione di ricercatori, fondata con tutti i crismi della legalità, accreditata presso tutti gli archivi, formata da persone armate di buona volontà ma anche dal desiderio di farne un’attività professionale di servizio….beh….non sarebbe certo una brutta idea. Mi pare un progetto da portare avanti.
Novembre 28th, 2011 alle 14:57
Vorrei capire chi era Angelo Joppi, era forse originario della Val Di Cembra in provincia di Trento?
Dicembre 3rd, 2011 alle 13:41
Io posso dire solo chi. era Angero Joppi era un
Carabiniere, no perchè da me conosciuto,forse
un collega di mio padre carabiniere per averlo
sentito da luii nominare, durante l’occupazione
Tedesca, mio padre, faceva forse insieme a lui parte
delle Bande partigiane , un giorno .
sentii
dire da mio padre debbo scappare perchè
Joppi è stato portato in Via Tasso.
Ero un ragazzo di 11 anni
Dicembre 3rd, 2011 alle 14:46
Con sommo piacere ho visto in TV la presentazione del duecentesimo calendario dell’Arma dei Carabinieri.
Sono stati premiati alcuni carabinieri che si sono distinti nello Sport. Ne sono felice mi compiiaccio che l’Arma dia bella mostra di sè anche nll’attività
agonistica.
Mi chiedo come mai non vengono dati gli stessi
riconoscimenti alla memoria a quei carabinieri che si sono distinti dal
1943 al 1945 nella lotta contro l’esercito tedesco ed anno dato grande prova e di coraggio dando
la vita compreso mio padre, sono tre anni che è stato chieso un piccolo riconoscimento simbolico
ancora nulla di fatto .
Nardi Giorgio
stati
Dicembre 4th, 2011 alle 11:39
Caro Giorgio Nardi, dato che anche nel Tg1Storia presenterò il calendario dei Carabinieri, per quel poco che posso fare parlerò del coraggioso contributo dei Carabinieri nella lotta contro l’occupazione nazista.
Dicembre 4th, 2011 alle 15:30
Roberto Olla
Sono interessato alla trasmissione la Lei indicata,
gradirei se possibile giorno e orario.
grazie.
Giorgio Nardi
Gennaio 25th, 2012 alle 18:51
27/01/2012 giornata della memoria:
Io, Giorgio Nardi, non riesco a persuadermi, come mai tanti cittadini italiani non sanno che oggi ricorre la giornata della memoria? Che tanta gente fu trucidata negli anni 1943/1944 dalle truppe tedesche, molti tra questi erano ebrei, ma c’erano anche 2500 carabinieri romani, molti deportati nei
lager nazisti, tanti uccisi alle fosse ardeatine, altri scapparono dandosi alla macchia e fecero parte delle bande partigiane al comando del generale dei
carabinieri Caruso. Questi fecero parte del fronte di liberazione, tra questi c’era anche mio padre e non
mi spiego come mai da tre anni ho fatto richiesta
al Presidente della Repubblica per una decorazione
al merito presentando tutta la documentazione
senza nessun scopo se non quello di aggiungere un piccolo sugello per la memoria della mia famiglia. Un riconoscimento in ricordo di questa persona. Essere riconosciuto, secondo Hegel, è quel che di vero chiede un uomo in vita. Per molti di questi carabinieri il riconoscimento non avviene neanche da morti.
Giorgio Nardi
Gennaio 28th, 2012 alle 21:14
Nel 2010, ho avuto modo di conoscere il Carabiniere Pasquale Panza, rastrellato a Roma dai Tedeschi, il 07.ottobre 1943. Cerco notizie di qualsiasi genere, circa la sua deportazione in Germania, e se c’è qualcuno che lo ha conosciuto o ne abbia sentito parlare. Fu catturato in Roma San Lorenzo in Lucina. In Germania ha lavorato in una fabbrica di ferro, con lui c’erano anche prigionieri Russi e Francesi. Non sono certo della località dove era ubicato il campo (forse si chiamava TROVAKIA o qualcosa di simile). Ringrazio tutti voi per le storie e i commenti. Ritengo che sia giusto dare gli onori dovuti a tutti questi Carabinieri, per il loro sacrificio fato in nome della libertà e della democrazia.
Gennaio 31st, 2012 alle 16:06
Sig. Pasquale Tridente, sono Nardi Giorgio,figlio di un
carabiniere, che ha scritto diverse volte su questa
rubrica ,passato e presente, di Roberto Olla, alcune notizie le potrà trovare nel libro di Anna Maria Casavola,intitolato 7 Ottobre 1943 La deportazione dei Carabinieri Romani nei Lager nazisti prefazione di Antonio Parisella Edizione Studium Roma.
cordiali saluti
Nardi Giorgio
Febbraio 10th, 2012 alle 16:28
Buongiorno, signor Nardi, per prima cosa voglio ringraziarla per il suo interessamento. Anche io sono un Brigadiere Capo dei Carabinieri, ora in congedo, mi sto interessando del Carabiniere Pansa Pasquale che vive in USA, perche sto scrivendo la sua storia circa la deportazione in Germania, il 07 ottobre del 43. L’Arma, mi ha risposto che non ha molta documentazione in merito ai fatti accaduti. Comunque il mio lavoro sta andando avanti, grazie alle notizie che mi trasmette il Carabiniere Pansa dagli Stati Uniti. Cercherò di reperire il libro della signora Anna Maria Casavola, ne avevo gia sentito parlare, ma al momento non sono ancora riuscito a reperire una copia. Terrò conto dei commenti soprariportati, sono molto interessanti. Il Carabiniere Pansa Pasquale, mi informava di ricordarsi il nome di un suo compaesano, nativo di Chieti, il Carabiniere Angelo Silvestri. Se qualcuno lo conosce, e pregato di contattarmi. Grazie ancora e buon lavoro.
Febbraio 11th, 2012 alle 16:06
Sig.Pasquale Tridente.
Penso, che per ulteriori ricerche, potrà rivolgersi
all’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri, Roma Viale Romania,45 /00197
Cordiali saluti
Febbraio 11th, 2012 alle 16:50
mio padre,Giuseppe,brigadiere dei carabinieri fu preso prigioniero in albania l’8.9.1943,dai tedeschi.Non ha mai raccontato niente di quel periodo ma ho saputo attraverso scritti elettere che ho trvato alla sua morte che fu prigioniero nel campo di Stettino,credo,e che nel campo lo chiamvano Papa,per la sua disponibilita verso gli altri.Non mi dilungo oltre chiedo solo se e’ possibile aiutarmi a conoscere la storia di mio padre durante il periodo bellico.Aggiungo che fu fatto anche prigioniero dai partgiani albanesi ma,cosi’ sono riuscito a sapere,per la sua integrita’ morale fu rilasciato. Grazie cordiali saluti Luigi Lo Presti
Febbraio 13th, 2012 alle 14:45
Vorrei sapere dove fu deportato mio Padre, RISCICA GIOCCHINO, dato che lui, ormai morto, non me ne ha mai voluto parlare.
Grazie
Febbraio 29th, 2012 alle 18:14
Anche mio padre, Tavera Giovanni Maria di Ittiri (SS), classe 1921, tuttora in vita, ha partecipato a quei giorni nefasti. Carabiniere del Gruppo Squadroni “Pastrengo” in Roma, ha fatto parte del plotone di Carabinieri che eseguì, nel pomeriggio del 25 luglio 1943, l’arrestato del Duce nella Villa Savoia. Ha partecipato, inoltre, nei giorni 9 e 10 settembre 1943, alla difesa di Roma nella zona della Magliana-Porta S.Paolo. Con un semplice pretesto la sera del 6 ottobre 1943, mentre era impegnato in un normale servizio, fu richiamato in caserma dove poté, purtroppo, constatare che doveva deporre le armi e rimane consegnato in caserma. La mattina successiva, il 7 ottobre, fu consegnato ai Tedeschi che, con i vagoni bestiame, lo deportarono in un campo di prigionia presso Kapfenberg, nella Stiria (Austria), dove fu costretto al lavoro coatto, per dodici ore al giorno, presso l’acciaieria Gebr. Böhler &Co. per la produzione di pezzi per i carri armati tedeschi. Come tutti i suoi compagni di avventura patì per la fame, il freddo, la repressione e per le precarie condizioni igieniche. Agli inizi di maggio del 1945 riuscì ad allontanarsi dal campo di prigionia poco prima dell’arrivo dei Russi e rientrò, a piedi o con mezzi di fortuna, in Italia passando per Tarvisio. Ha continuato, in seguito, a servire la Patria con l’Arma dei Carabinieri fino al gennaio del 1976, quando è stato collocato in congedo.
Ho dato queste poche notizie su mio padre per vedere se c’è ancora qualcuno che ha fatto la medesima triste esperienza nel campo di prigionia di Kapfenberg. Grazie.
Marzo 24th, 2012 alle 15:25
Oggi ricorre il sessantesimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine. Una ricorrenza mai sufficientemente celebrata, tanto più per il fatto che furono trucidati cittadini colpevoli di nulla, ebrei e tanti carabinieri.
Un ricordo da parte del sottoscritto affinché diventi il ricordo di tutti gli italiani, come memoria condivisa ed anche nel senso di un segno di riconoscenza tangibile – una piccola decorazione . per gli eredi di coloro che in quei giorni si batterono per la nostra libertà. Un saluto assorto. Giorgio Nardi
Marzo 24th, 2012 alle 17:11
al N. 86 anno errrato indendesi sessantottesimo
Giorgio Nardi
Aprile 25th, 2012 alle 16:43
Oggi ricorre l’anniversario della guerra di
liberazione 1943/1945, ci fecero parte diversi carabinieri combattendo per LA giustizia e la
libertà,tra questi anche mio padre che è ancora in attesa
di una decorazione al merito richiesta dalla famiglia da qualche anno.
Viva l’italia .
25 Aprile 2012
Nardi Giorgio
Aprile 30th, 2012 alle 09:26
Il mio commento al numero 88 è sotto verifica dal 25 aprile. Ma quanto tempo ci vuole per la verifica? Se non vi stà bene potete toglierlo.
30/04/2012
Saluti Giorgio Nardi
Aprile 30th, 2012 alle 17:43
Ho già comunicato a tutti l’apertura della pagina “Telegiornale della storia” su Facebook dove potremo stare in contatto in maniera molto più agile, con filmati e fotografie. Propongo anche a lei di spostarci su quella pagina.