Ricerca

Categorie

Link

Archivi


« | Main | »

Hitler, l’imbianchino

By Roberto Olla | Maggio 31, 2008

rhitler-cassetto.jpgLo chiamavano imbianchino in segno di disprezzo. Certo, i suoi acquerelli non valgono la spesa necessaria per custodirli attualmente. United States Army Center of Military History: dentro i suoi uffici, nel piano interrato di un grattacielo di Washington, c’è una sala chiusa da una porta blindata. Un cartello avvisa che comincia una zona di sicurezza dove è ammesso solo il personale autorizzato. Dentro l’aria è ghiacciata, quasi un frigorifero. Qui vengono custodite le opere d’arte dei Combat Artist, gli artisti arruolati e inviati ai vari fronti di tutte le guerre, a partire da quelle contro i nativi americani, le cosiddette guerre indiane. Dentro questa sala, c’è un’altra porta blindata dalla quale si accede ad una stanza cieca: solo muri e freddo. Massima sicurezza. Qui sono conservate le opere degli artisti militari nazisti. In un cassetto ci sono gli acquerelli che Hitler dipinse nel 1909 quando tentava di essere ammesso alla Scuola d’Arte di Vienna. Capita di leggere, soprattutto nella rete, che avesse un qualche talento artistico. Sono solo croste, soprattutto potendo esaminarle dal vivo. Vale ancora il giudizio dei docenti dell’epoca: con quella roba non si entra nella Scuola d’Arte di Vienna.

Il rancore di Hitler fu profondo: Vienna se la prese facendosi spianare la strada dai suoi assassini.    r-casa-cor.jpg r-villag.jpgr-strada.jpgrtrincea.jpg La dottoressa Renée Klish, Army Art Curator, spiega che, tutto sommato, è meglio che questi acquerelli restino nel centro che lei dirige. Furono sequestrati dagli alleati e tolti dalla circolazione per impedire che diventassero oggetti di culto per fanatici nazisti. Stessa sorte per altri quadri nazisti come quello di grandi dimensioni dipinto da Otto Hoyer nel 1937, esaltazione dell’attivismo di Hitler, quando andava di locale in locale ad arringare gli avventori sul suo disegno di un grande Reich ripulito dalle razze “inferiori”. Si sentiva un uomo del destino, non discendente da una famiglia, ma progenitore di se stesso e di un Reich millenario. Convinse molti tedeschi e anche l’autore del quadro che, infatti, pensò di intitolarlo “In principio era la parola“.rhitler-parola.jpg rsala-nazi.jpgrhitler-scultura.jpgrhitler-parla-2.jpgParole, propaganda, esaltazione, razzismo, violenza, una spirale che cominciò a ruotare veloce causando milioni di morti. “Comprensibile -spiega Renée Klish- che qualche soldato alleato, trovandosi di fronte ad uno dei più incredibili ritratti di Hitler, lo abbia colpito con una baionetta all’altezza del naso”rhitler-spiega.jpgUscendo da questa sala dedicata al nazismo, dove il freddo pare ancora più intenso, ci si ritrova immersi in migliaia di opere d’arte. Si potrebbe raccontare la storia di tutte le guerre attraverso questi lavori. “Un fotografo, con un occhio sta pronto a scattare al momento giusto. Se perde l’attimo, la fotografia non c’è e non ci sarà mai più. Un artista, invce, si trova in un evento che osserva con tutte e due gli occhi e che lascia sedimentare nella sua mente. Poi racconta nella tela ciò che ha visto e vissuto.”, dice ancora Renée Klish. 

Quando i partigiani attraversarono l’Arno, i cui ponti erano stati distrutti dai tedeschi, c’era un artista militare che ha visto la scena e l’ha dipinta. Un documento ricco di particolari, a partire dal bambino che trasporta un fucile quasi più grande di lui.rfirenze-partigiani-arno.jpgrfirenze-partigiani-arno-dett.jpg  Da raccontare, al più presto.  

Topics: Senza categoria | No Comments »

Commenti