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IL DUCE AND HIS WOMEN. Il Duce e le sue donne. La recensione del Guardian.

di Roberto Olla | 19 Marzo, 2012

Ho scritto questo libro perchè mi sembrava non avessimo fatto ancora bene i conti col mito del Duce. Ecco la recensione di Ian Thompson su The Guardian. http://www.guardian.co.uk/books/2012/jan/13/il-duce-his-women-roberto-olla-review

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LE FOIBE, L’ISTRIA E IL FUTURO

di Roberto Olla | 12 Febbraio, 2012

Quando si sono incontrati, due anni fa, i Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia, hanno ammesso di provare vergogna per i crimini commessi dai rispettivi paesi, dall’invasione fascista della Jugoslavia ai massacri delle foibe nel regime di Tito. Vergogna. Ma secondo un sondaggio più del 50% degli italiani non sa niente delle foibe e dell’esodo. Ignoranze ideologiche di destra e di sinistra impastate dal cinismo della politica hanno causato questo risultato in oltre mezzo secolo di silenzio. Se si vuol vedere invece il bicchiere mezzo pieno, quasi la meta’ degli italiani, soprattutto giovani, dichiara di aver acquisito questa memoria storica, risultato dell’istituzione del Giorno del Ricordo, il 10 febbraio di ogni anno. Oggi, liberi dalle frontiere tra Italia, Slovenia e Croazia, i giovani istriani guardano al futuro coscienti di essere cittadini di una grande regione europea. Se non vogliamo che la storia ridotta a macerie crolli addosso a questo sogno distruggendolo, serve una salda coscienza di ciò che e’ stato. Ma i viaggi scolastici a Trieste, in Istria, a Fiume, spesso si risolvono in un pasticcio di informazioni. La Risiera di San Sabba, il Sacrario di Redipuglia, la Foiba di Basovizza (per altro “invisibile”) si sovrappongono rimandando gli studenti a casa più confusi di prima. Eppure per evitare questo rischio bastano una data e un uomo. La data e’ l’8 settembre 1943, quando la resa incondizionata causa lo sbandamento e la dissoluzione dello Stato e dei suoi apparati. Nessuno difende più i deboli dalle violenze. Comincia la prima fase delle foibe. La notte la gente scompare in quei buchi neri, chi era stato fascista e chi non lo era stato. L’uomo e’ Giovanni Palatucci, un caso unico, Santo per i cattolici, Giusto per gli ebrei. Quando uno Stato scompare, ed e’ la lezione che si impara dalle vicende dei confini orientali, scompare anche l’etica, la morale, scompaiono i principi elementari della convivenza. Ricordandosi di essere comunque un servitore di quei principi, anche quando chi governava l’Italia gli ordinava di lasciarli cadere, Palatucci ha salvato migliaia di ebrei dalla deportazione. Ha resistito finche’ ha potuto in una Fiume invasa dai nazisti e gia’ minacciata dai comunisti di Tito. Ha sacrificato i suoi affetti e infine ha perso la vita, lui stesso deportato a Dachau. Un uomo così si sarebbe opposto anche alla seconda fase delle foibe, quando arrivarono i titini e non fu una liberazione, come nelle altre città italiane, fu un’occupazione che scateno’ il terrore. Di nuovo infoibamenti, di nuovo massacri indiscriminati, fino all’esodo di massa. Fortunato il paese che non ha bisogno di eroi. Pero’ ad un’Europa che cerca ancora se stessa aldila’ dell’invenzione dell’euro, alcuni eroi possono tornare utili. Uomini come Witold Pilecki, il polacco che si fece catturare volontariamente per essere internato ad Auschwitz e raccontare l’orrore al mondo libero. Sopravvisse, fuggi’ dalla fabbrica della morte, ritorno’ per un’altra missione nella Polonia occupata e fu ucciso dai comunisti di Stalin. Uomini come Angelo Adam, ebreo deportato a Dachau, sopravvisse, ritorno’ nella sua Fiume, riprese a far politica da nazionalista italiano qual era e fini’ infoibato dai comunisti di Tito. Uomini come Giovanni Palatucci.

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EVA BRAUN E CLARETTA PETACCI: QUEL FEBBRAIO DI CENTO ANNI FA.

di Roberto Olla | 6 Febbraio, 2012

9 febbraio 1912: nasce Eva Braun. Chiamava Alfi il suo Adolf Hitler. 28 febbraio 1912: nasce Clarice Petacci, più nota come Claretta.  Chiamava Ben il suo Benito Mussolini. È passato un secolo da quando le due famose amanti hanno visto la luce. Due donne unite dallo stesso destino: sono rimaste fino all’ultimo vicino ai loro uomini. Su di loro sono stati scritti centinaia di libri e alla fine resta ancora in parte misteriosa l’attrazione fatale (è proprio il caso) che le ha portate a condividere la sorte dei due dittatori. Subivano sicuramente il fascino del potere, in questo caso del potere assoluto. Per arrivare al “Casanova” Mussolini centinaia (forse migliaia) di donne hanno fatto di tutto, letteralmente di tutto, compreso l’accettare rapporti sessuali che si potevano svolgere in meno di mezz’ora sul tappeto vicino alla scrivania della grande sala di Palazzo Venezia adibita a studio. Arrivare al vegetariano, scorbutico e misogino Hitler era invece praticamente impossibile, ma migliaia di donne andavano in estasi ai suoi comizi, estasi sessuale. Grazie ai più recenti studi, una parte dell’attrazione fatale che unì Eva ad Alfi e Clara a Ben è possibile spiegarla. Sicuramente le due donne hanno vinto la gara sbaragliando le altre concorrenti. Erano le più determinate, diventarono le più invidiate di Germania e d’Italia. Ad una signora dell’alta borghesia tedesca che gli chiedeva come mai non si fosse mai sposato, Hitler rispose che non poteva perché, praticamente, era già sposato con la Germania, sposato con la sua grande missione: il Reich millenario. Non c’era posto per una banale moglie. Eva Braun riuscì a sposare l’oggetto dei suoi desideri diventando la signora Hitler il 29 aprile 1945. Semplice: era tutto finito, la missione, il Reich millenario, la Germania era schiacciata dalle armate alleate e da quella russa. Hitler ora poteva banalmente sposarsi. Fu complicato trovare un funzionario comunale nella Berlino bombardata, ma finalmente prelevarono un certo Wagner (sic!!), lo portarono al bunker e così fu celebrato il matrimonio civile tra i due.  Claretta Petacci sapeva bene di non poter sposare il suo Ben, già regolarmente accasato con Rachele Guidi. Ma la sua determinazione nel “volere” il Duce fu spettacolare. Basti pensare che l’uomo più potente di tutti, quello che con lo sguardo inceneriva i suoi collaboratori al minimo errore, si adattò a bussare alla porta della famiglia Petacci e a chiedere “ufficialmente”: permettete che ami Claretta. Hitler aveva 23 anni più di Eva. Mussolini 29 anni più di Claretta. Anche in questo le due donne hanno avuto percorsi simili.  Più difficile paragonarle nella dimensione dei rapporti sessuali. Sappiamo ormai, dai prolissi diari della grafomane Claretta, quando, quanto, dove e come i due facevano l’amore. Anzi, sappiamo anche quando, quanto, dove e come Mussolini riusciva ad incontrare ancora qualche altra vecchia amante sfuggendo ai controlli della gelosissima Claretta. Mistero su quando, quanto e come facessero l’amore Hitler ed Eva. Poco e niente, si suppone. Ma nel caso si è certi solo dei luoghi: il “nido dell’aquila” (il rifugio di montagna di Hitler a Berchtesgaden)  oppure una villetta alla periferia di Monaco, regalata da Hitler alla sua amante. Atletica, sportiva, sempre in movimento Eva. Morbida, soffice e con pretese artistiche Claretta. Nullo il potere politico di Eva sul suo amante. Riuscì solo ad imporgli i suoi cani scottish terrier Negus e Stasi (Hitler amava solo il suo cane lupo), i suoi vestiti modaioli (spesso italiani), il suo due pezzi (all’avanguardia) e qualche viaggio-vacanza con madre e sorelle (ma sempre senza Hitler), tra cui uno in Italia con visita a Capri e al Vesuvio. Claretta invece riuscì a diventare un centro di potere, una base di smistamento favori e raccomandazioni. Col passare degli anni, sempre più sicura nella relazione, arrivò a dare anche consigli politici al suo Duce. Un ruolo ancora da studiare, da verificare per capire quanto reale fosse, quale componente doppiogiochista la animasse, non esclusa neppure un’attività come “spia”, argomento sostenuto dall’unico nipote ancora vivente.   Proprio questo ruolo “politico” (ribadiamo, ancora tutto da studiare) l’avrebbe portata a condividere gli ultimi istanti di vita del Duce nella speranza di riuscire a modificare il corso degli eventi. Il 28 aprile del 1945 a Giulino di Mezzegra venne giustiziata accanto al suo Ben. Ancora oggi non si sa da chi e perché. Quel che è certo è che non si fece alcuna autopsia sul suo corpo, dopo l’impiccagione per i piedi in Piazzale Loreto. Eva Braun restò Frau Hitler solo per 24 ore: il 30 aprile a Berlino nel bunker della Cancelleria si uccise con una compressa di acido prussico.

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STRAGI NAZISTE: LA GERMANIA NON PAGHERA’

di Roberto Olla | 3 Febbraio, 2012

“L’Italia ha mancato di riconoscere l’immunità riconosciuta dal diritto internazionale a Berlino per i reati commessi dal Terzo Reich”, con questa motivazione la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha accolto il ricorso della Germania per ottenere il blocco delle indennità alle vittime di una serie di crimini nazisti in Italia. Il contenzioso tra Italia e Germania presso la Corte dell’Aja, il più alto organo giudiziario dell’Onu, era cominciato il 23 dicembre del 2008, quando Berlino aveva deciso di ricorrere contro la sentenza della Cassazione del 21 ottobre 2008 che ha riconosciuto la Germania responsabile per essere stata ‘mandante’ dei militari nazisti che il 29 giugno del 1944 uccisero 203 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo), sparando a donne, bambini, uomini e vecchi, compreso il parroco del paese.  La sentenza della Cassazione era considerata “storica” per aver sancito, per la prima volta, il diritto delle vittime delle stragi naziste ad essere risarcite nell’ambito di un procedimento penale. Prima di allora c’erano state solo delle sentenze nelle cause civili per risarcimento danni chiesto dai cosiddetti ’schiavi di Hitler’. Non si andrà ad un conflitto tra la nostra Cassazione e la Corte dell’Aja, però resta un sapore amaro, come qualcosa di stonato. La lettura della sentenza è durata 80 minuti a conclusione di una causa durata 3 anni. Tre.  C’è stato tutto il tempo per risolvere il problema delle indennità alle vittime con una soluzione diplomatica, diciamo così. Tempo che nessuno ha voluto cogliere. Viviamo un periodo, forse un’epoca, di crisi. Si risparmia dove si può. Senza sconti per nessuno, come si sente ripetere spesso in  questi giorni. Pazienza per le vittime e i loro familiari. Sul piano del diritto internazionale la Germania ha alcuni argomenti a suo favore.  La Corte dell’Aja ha accolto tutti i punti del ricorso con i quali accusava l’Italia e il suo sistema giudiziario di “venire meno agli obblighi di rispetto nei confronti dell’immunità di uno stato sovrano”. La Corte ha anche accettato la richiesta di Berlino di ordinare all’Italia di prendere tutte le misure necessarie affinché le decisioni della giustizia italiana che contravvengono alla sua immunità siano prive d’effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su simili casi. Una nota stonata di fronte a vittime che appaiono ancora più vittime. L’Italia non prende alcuna misura per orientare le sentenze dei propri tribunali. Punto. La Germania ha diritto alla sua immunità come stato sovrano, come ha diritto di riaffermare che non c’è alcuna continuità tra le sue istituzioni democratiche e il Terzo Reich. Però, su questo punto varrebbe la pena di aggiungere qualche riflessione. Nessuna continuità, un principio che sarebbe bello veder applicato a tutti i livelli. Cito, ad esempio, un tema che interessa i documentaristi e gli storici: i filmati realizzati dal Terzo Reich. Se non c’è alcuna continuità perché la Germania li vende a centinaia di euro per ogni minuto per ogni passaggio televisivo? Naturalmente lo stesso discorso vale per i filmati prodotti dal fascismo. L’altro lato della medaglia: alcune grandi democrazie, come Stati Uniti e Nuova Zelanda, non fanno pagare nessun documento, filmato o cartaceo che sia, prodotto con i soldi pubblici in qualsiasi epoca.

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GIOVANNI PALATUCCI. IL POLIZIOTTO CHE CERCAVA LE STELLE.

di Roberto Olla | 31 Gennaio, 2012

E’ il titolo del convegno organizzato dalla preside Antonella Maucioni nel suo istituto “Lenoardo Da Vinci” di Maccarese-Fiumicino. Giovanni Palatucci, un Santo per la Chiesa, un Giusto per Israele. Una figura unica che è fonte di ispirazione per i ragazzi. L’evento è andato bene, lontano dalla retorica, lontano dalle ripetizioni stantie di dati e commenti, lontano dai rischi di confusione storica che spesso creano strani ingorghi in occasione dei giorni in cui si “celebra” la memoria. Per dirla tutta, lontano anche dal clima delle “celebrazioni”. Commovente l’intervento di Renata Conforty Orvieto che ha letto una testimonianza di sua madre (recentemente scomparsa, una delle persone salvate da Palatucci). Dunque esiste, per fortuna, una seconda leva di testimoni! Accalorato l’intervento del pittore Georges De Canino. Coinvolgente quello di Sebastiano Somma che ha spiegato ai ragazzi come ha interpretato il ruolo di Palatucci nello sceneggiato televisivo. Anch’io ho cercato di fare del mio meglio spiegando il quadro storico. Molti gli invitati d’onore, molti i ragazzi. E…..proprio dai ragazzi si sarebbe dovuto partire. Forse i nostri interventi potevano arrivare dopo. Si sarebbe dovuto discutere di più sullo sforzo che hanno fatto gli studenti del Leonardo Da Vinci usando gli strumenti a loro disposizione: teatro, cinema, impegno come attori e sceneggiatori per raccontare la loro visione della Shoah e che ispirazione hanno avuto da Palatucci. Partendo da lì si poteva poi arrivare ai nostri interventi che però avrebbero avuto un sapore diverso e magari avrebbero anche incluso dei contenuti utili perchè i ragazzi possano realizzare produzioni sempre più efficaci. Il tutto, comunque, all’interno di uno dei migliori eventi organizzati da una scuola superiore.  (a proposito….le foto sono di una studentessa del Leonardo Da Vinci, Valeria Fabbricini. Grazie)

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IL VOLONTARIO DI AUSCHWITZ

di Roberto Olla | 28 Gennaio, 2012

In Italia neppure ce ne accorgiamo. Non si sa perchè. Il libro di Marco Patricelli sta avendo un grande successo all’estero. Il 27 gennaio è stato presentato al museo ebraico di Cracovia con un’iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura e l’adesione degli altri Istituti europei. E’ la storia di Witold Pilecki, artista diventato ufficiale e poi agente segreto per necessità di patria. Patria invasa dai nazisti tedeschi e dai comunisti russi. Per capire cosa fosse questo lager di Auschwitz su cui circolavano voci terribili, si fece catturare. Dentro il campo organizzò la resistenza. Riuscì a fuggire. Scrisse un rapporto dettagliato. Non gli credettero, o non gli vollero credere. Tradotto e pubblicato in Polonia, il libro ha incontrato il favore dei lettori polacchi, molto meno avari di quelli italiani nel riconoscere il valore di un’opera.

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UN ALTRO GIORGIO NAPOLITANO PER L’EUROPA

di Roberto Olla | 27 Gennaio, 2012

Memory Day della Shoah, Quirinale, 27 gennaio 2012, in attesa del Presidente.   Mentre gli invitati varcano il controllo di sicurezza, c’è tempo per riflettere assieme a Piero Terracina, Andra e Tatiana Bucci, Sami e Selma Modiano. Le loro testimonianze contro il negazionismo. Eppure il negazionismo continua a fare presa su molti ragazzi. Come ha spiegato Donatella Di Cesare nel saggio “Se Auschwitz è nulla”, il negazionismo dilaga nella rete, è irrazionale, non accetta il confronto democratico, per fermarlo non basterà l’attività di storici e ricercatori che con pazienza e impegno accumulano documenti su documenti. Il negazionismo ha un piano politico. Docente di filosofia teoretica, Donatella Di Cesare ricostruisce i passaggi che portano ad individuare l’obiettivo politico dei negazionisti: se Auschwitz è nulla, se la Shoah è un’invenzione degli ebrei, allora anche Israele è nulla, anche Israele è un’invenzione da cancellare. Se rivolgiamo la nostra attenzione ai paesi europei, il negazionismo ci appare una pattuglia sempre più collegata alle destre nazionaliste, xenofobe, razziste, una pattuglia che tende a farsi esercito e che ha più di un obiettivo. I sopravvissuti della Shoah appaiono come una barriera, anche fisica, contro il negazionismo. A dispetto della loro età, sono disponibili a qualsiasi faticosa trasferta. Proprio perché frequentano tanti ragazzi, sono tra i più coscienti della gravità del problema. Quando parlano della loro storia in realtà parlano della nostra storia, di noi, delle nostre famiglie. I ragazzi li ascoltano come delle autorità morali. Durante le loro visite i negazionisti (presenti quasi sempre nella scuola) spariscono nell’ombra. Testimoniando, i sopravvissuti impediscono materialmente che venga tagliata quella radice storica dell’Europa che passa sotto la terra di Auschwitz, una radice ebraico-cristiana in cui si intrecciano le memorie dei forni, dei camini e della cenere con i percorsi di Giovanni Paolo II, il Papa del dialogo, il Papa amico del rabbino capo di Roma come di quello di Cracovia. Ogni anno oltre un milione e mezzo di giovani di tutte le nazioni visita Auschwitz. Come segnala Jadwiga Lech, direttrice delle Edizioni del Museo di Auschwitz, prima i vari gruppi appena si sfioravano. Da un po’ di tempo, invece, tedeschi, polacchi, francesi, italiani, olandesi, e con loro gli altri, cominciano a tentare un contatto, a scambiarsi qualche impressione usando l’inglese come base linguistica per comunicare. Un fenomeno interessante che potrebbe essere incoraggiato organizzando un apposito spazio ed un apposito tempo in cui far sviluppare questi incontri. Nel campo di sterminio i deportati udivano una babele di lingue. Erano le voci di un’Europa che stava morendo. Dalle ceneri di Auschwitz è nata la dichiarazione dei diritti dell’uomo, è nata la coscienza del genocidio, la parola stessa genocidio. Se quei giovani che visitano Auschswitz vengono incoraggiati, dal loro incontro può nascere una nuova Europa. Durante il viaggio, davanti ai testimoni i ragazzi si accorgono subito, a pelle, che non si tratta di polverosa e noiosa storia. La prova sta nel fatto che pongono sempre le domande più calde: Israele, i campi palestinesi, il perdono, la fede, l’amicizia, l’odio e gli altri sentimenti, i grandi problemi morali dell’umanità. Tornano poi nelle loro case carichi di contenuti forti. È molto probabile che ogni ragazzo racconti alla sua famiglia l’esperienza che ha vissuto. Poi, giorno dopo giorno, ritornano le preoccupazioni, i problemi economici di genitori che faticano ad arrivare a fine mese. La paura di un futuro da disoccupati per i ragazzi si salda con quella di un presente da disoccupati per i grandi. Si può arrivare a capire perché la propria azienda venda di meno, vista la concorrenza degli asiatici. Più difficile capire perché lo Stato, la Regione, il Comune non abbiano soldi.  I festeggiamenti per la nascita dell’euro appaiono lontani. Ancora di più li ha allontanati l’euforia dei primi anni, quando l’euro cresceva nel cambio col dollaro dando l’illusione di aver creato una nuova moneta di riferimento per tutto il mondo. Oggi molti guardano con scetticismo quella monetina bordata di giallo con la miniatura del vecchio continente seminascosta sotto la scritta “euro”. Si è rivelato un errore pensare di costruire l’Europa solo sull’euro. A suo tempo l’hanno detto in pochi. Nessuno li ha ascoltati. Tutti ne pagano le conseguenze. Alla prima crisi sono riemersi i vecchi mali del continente: egoismo, rancore, nazionalismo, invidia, disprezzo, diffidenza, indifferenza. Tutto questo lascia sconcertate le famiglie in cui ritornano i ragazzi dopo il viaggio della memoria. Loro sono “testimoni dei testimoni”, ma ciò che hanno visto e sentito rischia di affondare nello spazio e nel tempo della vita quotidiana.  Uno spazio largo dove la paura può fare scorribande. Un tempo che appare fermo nell’incertezza del presente. Se i negazionisti riescono a ridurre a niente Auschwitz in molti giovani, se riescono a portarli al voto con la coscienza così deturpata, avranno raggiunto un altro obiettivo politico oltre quello di colpire Israele. Il rischio è che a quel punto avvenga la saldatura con i movimenti nazionalisti e xenofobi. Riflettendo, in attesa dell’arrivo del Presidente Napolitano per la cerimonia del Giorno della Memoria, questo rischio appare inquietante. Ai ragazzi non bastano le belle parole o le collette per pagare i viaggi. Hanno bisogno di essere incoraggiati e bisogna tener presente che la loro vita è fatta di famiglia e di amici, non solo di scuola. È fatta di ore da soli davanti al computer. Quel viaggio non li ha portati solo all’emozione di camminare assieme agli ex deportati tra i fili spinati della Lagerstrasse di Birkenau. Li ha portati a contatto una delle grandi radici europee. Si, proprio di quella stessa Europa che con la sua economia e la sua moneta tanto preoccupa i loro genitori. Incoraggiare i ragazzi significa incoraggiare anche i grandi. Non è un risultato che si ottiene in un giorno o in un mese. È un percorso e può anche essere lungo. Il Presidente Napolitano che entra in sala mentre tutti si alzano in piedi, è impegnato in un simile percorso: i 150 anni dell’unità d’Italia. Il consenso è andato visibilmente crescendo lungo il suo itinerario. Si può dire che nel risveglio del paese di questo inizio 2012, pur tra i problemi e i conflitti sociali, c’è l’orgoglio di essere italiani. È stato risvegliato un sentimento, tappa dopo tappa durante il percorso del Presidente. Una dignità recuperata. Non c’è stata città, non c’è stata sala o piazza in cui Napolitano non abbia sottolineato che siamo italiani ed europei, quasi ad indicare che serve anche un altro percorso. Mario Monti e Mario Draghi si fanno ascoltare a livello internazionale, nessuno nega che siano bravi, tutti o quasi tutti sperano che, comunque, siano d’aiuto per uscire almeno dalla fase acuta della crisi. Ma non basterà. L’economia è sensibile agli umori, ai sentimenti. Un titolo può crollare o salire in Borsa per l’emozione di un singolo. Solo la coscienza di essere davvero europei può salvare l’euro, e con l’euro le famiglie, dalla prossima crisi. Non c’è solo la radice che passa per Auschwitz. C’è quella che, dopo anni di guerra fredda, ha portato alle grandi feste liberatorie per la caduta del muro di Berlino. C’è quella che dal Risorgimento italiano si collega a quello polacco e degli altri popoli europei in cerca di libertà. C’è la storia dell’emigrazione, che non è solo italiana ma anche irlandese, polacca, greca, spagnola, romena, e che deve far riflettere sul presente dell’immigrazione in Europa. C’è la resistenza contro il nazismo e il fascismo, i partigiani dei vari paesi europei. Ci sono Altiero Spinelli e Ernesto Rossi che nel confino di Ventotene scrivono il manifesto per un’Europa libera e unita. Ci sono i padri fondatori Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman. Ci sono i temi spirituali che dai francescani ai benedettini, dai monasteri ai conventi, attraversano tutto il continente. Ci sono i grandi filosofi che hanno formato generazioni di intellettuali. C’è il linguaggio universale della musica, il più forte nell’attirare i ragazzi. Serve all’Europa un altro Giorgio Napolitano, un presidente che con pazienza ed energia cominci questo percorso. Mentre la cerimonia del Giorno della Memoria inizia, questo è solo un sogno ad occhi aperti. Si dovrebbero superare troppi ostacoli, gli italiani non amerebbero sentir parlare un francese, gli inglesi diffiderebbero di un tedesco.  Eppure, davvero servirebbe all’Europa un altro Giorgio Napolitano.

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UN CARTOON PER IL MEMORY DAY: PRODUTTORE CERCASI

di Roberto Olla | 21 Gennaio, 2012

Conosco Gianni Carino….come…da sempre. Chi ancora non lo conosce, incontrandolo deve prima superare un attimo di stupore. Proverà infatti la netta senzazione di trovarsi di fronte a “Bobo”. Passato questo momento, arriva la fase conviviale del trovarsi vicino a qualcuno d’animo così gentile che ti chiedi da quando, appunto, sei suo amico. Detto tutto ciò, arriva il disegnatore, il grande disegnatore col tocco magico negli acquerelli. Peccato che uno così stia in Italia. Se almeno fossimo in California ci sarebbe da tentare una start-up sul suo lavoro. Ma da noi sembra che non esista più alcuna possibilità di produrre un cartoon (corto, medio o lungo metraggio che sia, niente di niente). Raccolgo qui l’appello di Gianni per un nuovo tipo di prodotto che potremmo chiamare…..potremmo chiamare….forse “docu-cartoon”. Beh….è bruttissimo ma non trovo altro ora. Un cartoon (un corto, evidentemente) che si leghi alle immagini d’archivio, dedicato al Memory Day della Shoah e ai tanti ragazzi che fanno i viaggi ad Auschwitz. Provate a scendere veloci lungo il suo story-board con i colori appena abbozzati ad acquerello e ad immaginarvi il possibile risultato finale. Eh si! Produttore o coproduttore cercasi!

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AUSCHWITZ: TRE CASSE DI DOCUMENTI NAZISTI, RITROVATE E SUBITO SPARITE

di Roberto Olla | 17 Gennaio, 2012

 E’ come se fosse ancora in corso l’operazione “notte e nebbia”. Tre casse con documenti personali dei nazisti che operavano ad Auschwitz sono state trovate in Bassa Slesia, nel sudovest della Polonia.  Secondo quanto riferisce il settimanale polacco ‘Nowiny Jeleniogorskiè, le tre casse sarebbero state scoperte da due ricercatori tedeschi e da un loro collega polacco Mieczyslaw Bojko. Solo ieri la scoperta è stata comunicata alla  direzione del Museo di Auschwitz. Ma intanto le casse sono già state trasferite in Germania. Documenti di questo genere potrebbero risultare utili per individuare responsabili di vari crimini contro l’umanità, crimini che non cadono mai in prescrizione. Il Museo di Auschwitz ha chiesto alla magistratura polacca di aprire un’inchiesta sulla vicenda. Mieczyslaw Bojko, il polacco che, in cambio di 5.000 euro ha aiutato i due tedeschi a recuperare le casse e a farle uscire dalla Polonia ha dichiarato: «Non ho avuto scrupoli, ritengo che certe cose dovrebbero cadere nell’oblio». Bojko ha procurato ai due tedeschi una scavatrice e, sempre secondo la sua intervista, dentro le casse ci  sarebbero carte d’identità militari, libretti delle vaccinazioni e altri documenti personali di oltre cento tedeschi che prestavano vari servizi nel campo di Auschwitz. «Se fossero stati documenti relativi ai prigionieri avrei preso un’altra decisione», ha aggiunto Bojko. Secondo il Museo di Auschwitz, il materiale di valore storico e scientifico trovato in Polonia appartiene per legge allo Stato Polacco. I nazisti chiamavano “notte e nebbia” l’operazione di copertura del genocidio che stavano commettendo. Proseguirono con “notte nebbia” fino all’ultimo, fecero sparire registri, occultarono prove, fecero saltare le camere a gas di Auschwitz, uccisero i membri dei sonderkommando perché non restasse alcun testimone dello sterminio industriale che avevano attuato. L’operazione “notte e nebbia” è alla base del negazionismo attuale. I negazionisti sono consapevoli continuatori dell’operazione “notte e nebbia”. E non si tratta solo di teoria, di opinioni. Si tratta, ancora oggi, di interventi concreti per far sparire le prove.

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FOSSE ARDEATINE: NUOVI DOCUMENTI

di Roberto Olla | 16 Gennaio, 2012

FOSSE ARDEATINE: ECCO COME SI E’ ARRIVATI ALL’ARMADIO DELLA VERGOGNA E COME I RESPONSABILI DELL’ECCIDIO SONO STATI SALVATI DAI SERVIZI SEGRETI E DAL GOVERNO ITALIANO.     Alla fine hanno risposto del massacro solo Herbert Kappler ed Erich Priebke. Le nuove rivelazioni arrivano da Der Spiegel che pubblica i risultati di una ricerca dello storico berlinese Felix Bohr basata su documenti scoperti nell’Archivio politico dell’Auswaertiges Amt (AA), ovvero il ministero degli Esteri tedesco. Secondo queste nuove scoperte, alla fine degli Anni ‘50 il governo italiano decise di non perseguire i responsabili delle Fosse Ardeatine. Lo storico ha trovato la corrispondenza del 1959 tra l’ambasciata tedesca a Roma e il Ministero degli Esteri tedesco, da cui emerge che diplomatici italiani e tedeschi lavorarono insieme per evitare che i complici di Kappler venissero chiamati a rispondere dei loro crimini davanti alla giustizia italiana. Attenzione a questo dettaglio non da poco: il consigliere d’ambasciata tedesco dell’epoca a Roma (parliamo del 1959!) era Kurt von Tannstein e risultava iscritto al partito nazista dal 1933. Questo consigliere scriveva che l’obiettivo “auspicato da parte tedesca e italiana” era di “addormentare” le indagini sulla strage del marzo 1944.  Der Spiegel scrive che “l’iniziativa partì dal governo italiano” perchè i dirigenti democristiani non avevano interesse a chiedere l’estradizione dei responsabili dell’eccidio residenti in Germania. Attenzione alle giustificazioni: prima giustificazione, la diplomazia italiana dell’epoca sosteneva che chiedendo l’estradizione dei criminali tedeschi si sarebbe scatenata in tutta Europa una reazione a catena con richieste di estradizione anche dei criminali di guerra italiani; seconda, non era il caso di turbare i buoni rapporti con la Germania di Konrad Adenauer, alleata nella Nato; terza, non bisognava fornire un vantaggio propagandistico al Partito comunista italiano. I documenti scoperti dallo storico Bohr rivelano il contenuto di un colloquio che l’ambasciatore tedesco Manfred Klaiber ebbe nell’ottobre 1958 col capo della procura militare di Roma, colonnello Massimo Tringali. Klaiber scrisse al suo ministero a Bonn come Tringali” avesse dichiarato che “da parte italiana non c’e’ alcun interesse a portare di nuovo all’attenzione dell’opinione pubblica l’intero problema della fucilazione degli ostaggi in Italia, in particolare di quelli alle Fosse Ardeatine”. Tringali precisava che ciò “non era auspicato per motivi generali di politica interna”. Il colonnello “esprimeva l’auspicio che dopo un doveroso ed accurato esame le autorità tedesche fossero in grado di confermare alla Procura militare che nessuno degli accusati era più in vita o che non era possibile rintracciare il loro luogo di residenza, oppure che le persone non erano identificabili a causa di inesattezze riguardo alla loro identità”. Altro dettaglio di un certo interesse: anche l’ambasciatore Klaiber risultava iscritto al partito nazista dal 1934. Il risultato di queste “mosse diplomatiche” fu che nel gennaio 1960 dal ministero degli esteri tedesco di Bonn arrivò all’ambasciata tedesca a Roma la risposta che nel caso della maggior parte dei ricercati “non e’ possibile al momento rintracciare il luogo di residenza”, esprimendo anche il dubbio che “essi siano ancora in vita”. Ancora un dettaglio piuttosto interessante: le ricerche dello storico berlinese Felix Bohr hanno accertato che il criminale di guerra ricercato, Carl-Theodor Schuetz, ( quello che aveva comandato il plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine), lavorava presso il ‘Bundesnachrichtendienst’, ovvero i servizi segreti tedeschi. Alla fine il procedimento per gli altri responsabili fu archiviato in Italia nel febbraio 1962, il fascicolo venne chiuso nell’”armadio della vergogna” e per maggiore sicurezza l’armadio fu girato con gli sportelli verso il muro, in maniera da scoraggiare eventuali aperture occasionali.

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